Mario Adinolfi sta con Marchetti e sostiene che Radio Globo sia «vittima» dei gay



Anche a voi Mario Adinolfi vi da un senso di ribrezzo? Stando alle sue teorie, una risposta affermativa non sarebbe sufficiente: dovreste sentirvi legittimati a dire che vi fa schifo anche la sua famiglia, suo zio e persone che non conoscete ma che ritenete di poter definire disgustose solo perché a lui collegate. Criticare lui sarebbe una critica alle idee, lui sostiene che la critica debba poter coinvolgere la semplice esistenza di persone a noi sconosciute.
È questa la posizione assunta dal fondamentalista Mario Adinolfi in difesa degli insulti gratuiti lanciati da Roberto Marchetti in diretta radiofonica su Radio Globo. Lo fa dalla prima pagina del suo giornaletto, sostenendo che i povero omofobi siano vittima di gay cattivi che non si lasciano insultare in santa pace.

Dal suo profilo Facebook, l'integralista spiega di aver dedicato alla sua reinterpretazione ideologica dei fatti la prima pagina del suo giornaletto, subito dopo la sua ode alle politiche nazionaliste ungheresi. Scrive:

In prima poi abbiamo la notizia di uno speaker di Radio Globo fatto oggetto di attacchi violentissimi, con la radio stessa minacciata di essere trasformata "in una nuova Charlie Hebdo", da parte di attivisti Lgbt che rispondono così alla sincera ammissione del conduttore: "Due uomini che si baciano mi danno un senso di ribrezzo". Non si può dire. E allora noi, alla faccia del politically correct, stiamo con Roberto Marchetti.

Se per compiacer il suo desiderio di lasciare un mondo in cui le sue figlie possano essere liberamente insultate in quanto appartenenti ad un qualche gruppo sociale (oggi sono i gay, domani potranno essere le donne o chissà chi), ha ormai stancato anche il tentativo scopiazzato dalla propaganda nazista che lo vede prendere un singolo commento per addossarne la colpa ad un'intera comunità. Buffo, dato che i suoi seguaci minacciarono Gayburg si una nuova Charlie Hebdo proprio tra i commenti della sua pagina e in quel caso lui non disse nulla. Valessero le sue regole, dovremmo sentirci liberi di accusarlo di terrorismo in una generalizzazione simile a quelle che lui è solito vomitare contro gli altri.
Pare molto scorretto (ma in linea con la sua proverbiale assenza di etica) l'uso del plurale davanti ad un singolo commento, quasi sostenesse che se un gay scrive qualcosa, ogni altro singolo gay del mono debba essere ritenuto corresponsabile del gesto. Il tutto, peraltro, negando la gravità delle vergognose parole del conduttore.


D'altra parte, dopo l'abbandono di Gianfranco Amato e l'ascesa di un Matteo Salvini che pare saper cavalcare l'odio meglio di lui, al povero integralista non è rimasto più nulla da fare. Ormai se ne sta chiuso in una bolla mediatica a parlare ai suoi pochi seguaci, rincorrendo patetiche opportunità di visibilità mediatica.
Oltre ai suoi sproloqui contro tutto quello che non piace a un certo tipo di Chiesa (divorzio, matrimoni a Las Vegas e gioco d'azzardo ovviamente no), tra le poche apparizioni che è riuscito a procacciare c'p un intervento a Mattino 5 in merito alla polemichetta di questi giorni riguardo alla chiusura domenicali dei negozi la domenica. Da bravo non economista, assicura che lo stare chiusi in casa è una questione valoriale e quindi i negozi dovrebbero restare chiusi in modo che la gente sia obbligata a fare quello che vuole lui. Ed ovviamente poco gli importa se i padri e le madri di quelle famiglie restano in casa anche più a lungo perché divenuti disoccupati.
Ormai gli è rimasta solo aria fritta, perché tanto la sua omofobia è data per accertata e ha stancato persino chi cerca legittimazioni alla violenza ma ha compreso che non sarà lui a potergli dare carta bianca per poter aggredire e danneggiare il prossimo.
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