Con Salvini si è toccato il record di morti in mare: il 20% di chi è partito non è mai giunto a destinazione



Matteo Salvini si vanta sui social network di come lui abbia ostacolato le attività di salvataggio delle Ong e di come abbia demandato alla Libia gran parte delle attività di soccorso svolte dalla nostra guardia costiera. Non il governo, lui. La sua dialettica elettorale punta molto sul sostenere che il popolo debba vederlo come un uomo che decide il futuro del Paese senza quella gran seccatura chiamata democrazia parlamentare.
Peccato che il mese di settembre abbia segnato il più alto tasso di mortalità mai registrato: quasi il 20% di chi è partito risulta morto o disperso. È quanto denuncia il report dell'Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale).
«E' un numero equivalente a 8,1 morti al giorno. Più che doppio rispetto al periodo delle politiche Minniti (3,2 morti al giorno), e non lontano dai 12 morti al giorno registrati nei 12 mesi precedenti il calo degli sbarchi, quando dalla Libia partivano quasi 17.000 migranti al mese anziché i poco più di 3.000 al mese del governo Conte -spiega il ricercatore Matteo Villa- In questi quattro mesi, il tasso di mortalità è stato del 6,8%. Più che triplo rispetto al tasso di morte medio nel Mediterraneo centrale nel 2014-2017 (2,1%)».
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