Zaira Bartucca se ne esce sostenendo che i gay vorrebbero eliminare gli eterosessuali



Prima dice di sentirsi «diffamata» da chi la definisce «omofoba», poi corre a pubblicare articoli surreali in cui sostiene che i gay vogliano eliminare gli eterosessuali dopo aver pubblicamente sostenuto pubblicamente che quelle sue teorie dovrebbero essere intese come una «inchiesta giornalistica» certificata dalla sua iscrizione all'Ordine dei Giornalisti della Calabria. Stiamo parlando di Zaira Bartucca, la donna che si sta bullando di aver fatto chiudere Gayburg e che sostiene che qualcuno avrebbe definito «discriminatoria» la nostra critica al messaggio in cui augurava ad alcuni gay di essere trucidati nei campi di sterminio ceceni.
Sul sito da lei diretto, troviamo un testo intitolato "Lobby gay, l’esercito con teorici, uomini e mezzi di assalto" che viene classificato sotto il tag "Lorenzo Fontana" in onore al leghista che si rifiuta di accettare l'esistenza delle famiglie gay. In tale sede leggiamo:

Dell’universo lgbt ci siamo già occupati per quanto riguarda l’utilizzo dei minori per propagandare l’idea della fluidità di genere (secondo cui ognuno deciderebbe a quale sesso appartenere) e l’uso della triptorelina, sostanza ritenuta pericolosa dagli stessi medici utilizzata per la transazione verso l’altro sesso. Abbiamo dato conto anche dell’articolo di Open sulla chiusura parziale di Gayburg per quelle che Google ha classificato come “diffamazioni” verso la nostra responsabile. Oggi vogliamo ripercorrere la nascita dell’ideologia gay e del pensiero che da minoritario è diventato dominante. Proprio così: ideologia e pensiero dominante. E inclinazioni debitamente costruite in decenni di affannoso lavoro che in tempi più recenti toccano istituzioni e organismi italiani in grado di agire in maniera radicata e capillare contando sul supporto di determinate parti politiche. Lo scandalo Unar.

Nell'incuranza di come i giudici della Corte dei Conti abbiano completamente smontato le accuse delle Iene contro l'operato dell'Unar e di tutte le vili accuse che la propaganda fondamentalista ha rivolto contro l'Anddos (al punto che Mario Adinolfi tentò di sostenere che ci fisse lui dietro l'intera operazione, salvo poi essere sbuguardato dalla redazione delle Iene), l'articolo afferma in maniera palesemente diffamatoria e contrari alla realtà appurata dalla giustizia italiana che:

Nel 2017 il giornalista delle Iene Filippo Roma sdogana quello che fino a quel momento era considerato uno strumento di assistenza e consulenza per gay e un organismo di vigilanza. L’Ufficio Nazionale anti-discriminazioni razziali perde, in un attimo, tutta la credibilità che si era affannato a costruire nel corso delle costose campagne informative scolastiche, universitarie, istituzionali all’insegna del “gay è per forza bello e buono”. Non si tratta di un’esagerazione, ma il fulcro delle ideologie di cui si accennava e che vedremo meglio tra poco. Francesco Spano, l’allora 39enne avvocato toscano, è costretto a dimettersi con gran clamore quando si scopre che il governo Gentiloni (di cui faceva parte anche la renziana di ferro con delega alle pari opportunità Maria Elena Boschi) anziché svolgere le attività decantate, sovvenzionava con i soldi pubblici diverse attività socialmente degradanti e pagate con i soldi dei contribuenti. (sotto, il servizio di Filippo Roma – “Orge e prostituzione, e Palazzo Chigi paga”). Integrazione, pari opportunità? All’Anddos sono ammessi quasi solo i gay. 

Non va meglio con il proseguo, dove l'articolo tenta di moltiplicare le accuse, iniziando a lanciare invettive anche contro l'operato dell'Anddos in merito alla bufala delle Iene:

Ma l’Unar, non è l’unico organismo che è stato attraversato da aspetti controversi. L’Andoss è l’Associazione ricreativa circoli omosessuali. Stupirà, ma vi lavorano quasi solo persone lgbt, almeno stando ai dati pubblicati dall’Agi: a febbraio del 2017 l’Agenzia giornalistica italiana parla di “416 dipendenti gay, lesbiche, etero, trans e intersex”. Laddove si propugnano le idee della tolleranza, dell’integrazione, dell’uguaglianza tra gay e etero, i secondi sono insomma banditi. Lo stesso non si può dire dall’altra parte della barricata. La presenza di gay nel mondo del lavoro è ovviamente tollerata, ma quello che appare strano è che venga addirittura incentivata. E’ il caso dei canali televisivi, chiamati a riempire i palinsesti con presenze gay o ambigue a causa delle sollecitazioni degli organismi di settore. 

Ed ancora, si arriva a sostenere che i gay avrebbero creato un esercito e che gli eterosessuali dovrebbero temerli. Sempre vomitando le teorie del fondamentalismo organizzato, l'articolo si lancia nel sostenere che:

Un “esercito” con tattiche di assalto, uomini, mezzi e teorici. Ma rimanendo alla sola Italia come è potuto accadere che una minoranza acquisisca un potere tale da imporsi – spesso prevaricando – l’universo eterosessuale, scrivendosi le proprie leggi, chiedendo l’abolizione di feste come quelle del papà e della mamma a favore della “festa della famiglia”, imponendo sui documenti di identità dei minori la definizione di genitore 1 e genitore 2? Merito indiscusso dell’informazione asservita e dell’attività politica di propaganda pro-gay (in genere fiore all’occhiello dei democratici nostrani e d’oltralpe), ma soprattutto delle idee di fondo che nell’ultimo cinquantennio consentono il coordinamento e il dispiegamento di “forze” e di “unità”. Perché l’universo gay, almeno quello delle frange più fanatiche, è equiparabile a un esercito. Ha tattiche di assalto, uomini e mezzi da utilizzare e, anche, i suoi testi fondativi (veri e propri “manifesti”) e i suoi teorici, tuttora apprezzati e spesso presi alla lettera. Il lavoro censurato e fatto cadere nell’oblìo di Vance Packard. Prima di questo è necessario fare una premessa che crei contesto.

Parte così un paragrafo dedicato a sostenere che l'accettazione dei gay e la loro mancata discriminazione sarebbe colpa di una propaganda psicologica che porterebbe all'accettazione di quei gruppi sociali che la loro responsabile pretende di poter insultare impunemente:

Packard (apprezzato giornalista e sociologo americano) è il “padre” degli studi sull’utilizzo della psicologia nei mezzi di comunicazione di massa per influenzare la psiche. Nei suoi numerosi saggi sostiene che l’utilizzo delle scienze legate alla psiche sono state negli ultimi decenni la strada maestra per inculcare determinati messaggi subliminali, siano essi legati alla politica, alla società o alla pubblicità (famoso a questo proposito è il libro “I persuasori occulti”) [...] Proprio così: negli accreditati studi di Packard l’omosessualità è etichettata come “disturbo psichico”. Ancora fino al 1973, è inserita nell’Albo delle Malattie Mentali. Tutto inizia dal linguaggio. Ma come si è passati dal considerare l’omosessualità una malattia alla situazione paradossale di oggi, con gay iper-protetti e eterosessuali quasi impossibilitati a parlare di famiglia naturale, a politici, giornalisti, normali cittadini zittiti dai componenti di quella che viene definita la “Lobby gay”? Dalle teorie che legano pensiero e azioni. Se fino agli anni ’90 era considerato ordinario l’utilizzo di termini provocatori o satirici come “pederasta”,”frocio”, “checca” e simili, oggi si rischia la gogna pubblica o un’azione legale nell’articolare una persona con simili epiteti. Eppure la società ammette che il figlio di un buon padre di famiglia possa essere chiamato “bastardo” (di padre ignoto), una donna morigerata “puttana” (di facili costumi) e simili. Tutto, ma riferirsi all’omosessualità è linguisticamente vietato. Il linguaggio serve storicamente anche a propagandare idee: un’aspetto che l’Ordine dei giornalisti dei seminari formativi sul “bello e corretto parlare” ha certamente compreso. Il primo “Manifesto gay” e le idee di distruzione di etero e famiglie. 

Parte così una lunga digressione volta a sostenere che nel 1970 il Gay Liberation Front avrebbe stampato un libro «infarcito di odio verso la famiglia tradizionale e l’eterosessualità». Una tesi che pare buttata lì per creare quel "noi" e quel "loro" che è alla baste di ogni forma di fascismo. Ed è in quella retorica a cui i forzanovisti ci hanno abituato, l'articolo non manca di sostenere che «l'attivista non lascia da parte nemmeno gli animali affermando che la zoophilia non sia una depravazione: il testo, sconcertante, è ancora oggi stampato, acquistato, utilizzato e apprezzato come arma di proselitismo della comunità lgbt. Leggerlo per trovarvi tutti gli attacchi agli eterosessuali e le idee di distruzione degli ordinamenti sociali».
Si passa poi a sostenere che nel 1987 un tale Micheal Swift. Decontestualizzando frasi utili alla sua teoria:

Sodomizzeremo i vostri figli, li sedurremo nelle vostre scuole (…) nei vostri Parlamenti, in tutte le circostanze in cui gli uomini staranno con altri uomini”. E ancora: “Tutte le leggi che bandiscono l’attività omosessuale saranno revocate. Al loro posto passerà una legislazione che consentirà l’amore tra uomini”. E’ il 1987 e le leggi sulle unioni civili o decreti come quello Cirinnà sono ancora impensabili.”Faremo dei film sull’amore eroico tra uomini che rimpiazzerà le squallide, superficiali, sentimentali, scialbe, infatuazioni eterosessuali (…)”. Noi elimineremo i legami eterosessuali. La famiglia, luogo di menzogne, tradimenti, mediocrità, ipocrisia e violenza, sarà abolita. (…) A ogni uomo contaminato dalla passione eterosessuale sarà automaticamente sbarrata ogni posizione di influenza. Tutti i maschi che insistono nel restare stupidamente eterosessuali saranno condotti davanti alle corti di giustizia e diventeranno uomini invisibili”. Satira? Farneticazioni di un pazzo? No, un testo inserito nell’Archivio del Congresso Usa tuttora studiato, stampato e commercializzato, che ha goduto di una sorte ben migliore, per esempio, del testo sulla Paneuropa di Kalergi che rimane irreperibile e considerato parte della manualistica a sostegno delle cosiddette teorie del complotto.

Non male per la donna che dice di sentirsi «diffamata» se definita «omofoba».
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