Anche Amnesty International contro il congresso di Verona: «Evento ostile ai diritti umani»



Anche Amnesty International prende posizione contro il congresso di Verona. Attraverso una nota ufficiale, l'associazione ha espresso preoccupazioni rispetto a numerosi contenuti del Congresso, in particolare:

  • l’affermazione che la “famiglia naturale” composta da un genitore uomo e da un genitore donna sia la “sola unità stabile e fondamentale della società” e quindi il rifiuto del riconoscimento di diritti civili a configurazioni familiari al di fuori della coppia eterosessuale unita in matrimonio;
  • l’equiparazione, da parte di alcuni partecipanti stranieri, dell’interruzione volontaria di gravidanza all’omicidio;
  • la patologizzazione dell’omosessualità e della transessualità e di tutte le forme di orientamento sessuale e identità di genere non ascrivibili a maschio/femmina eterosessuale e il rifiuto del pieno riconoscimento dei diritti civili alle persone che manifestano queste identità.

La nota osserva anche come «programma, obiettivi e relatori coinvolti caratterizzano chiaramente l’incontro di Verona come un evento ostile ai diritti umani, in particolare ai diritti sessuali e riproduttivi e ai diritti delle persone Lgbti; un evento che non dovrebbe essere sostenuto da alcuna istituzione governativa, cui piuttosto spetta il dovere di garantire i diritti di tutte le persone».
Eppure saranno presenti tre ministri leghisti (Bussetti, Salvini e Fontana) e gli organizzatori possono vantare il patrocinio del Ministero della famiglia, di Regione Veneto, Regione Friuli Venezia Giurlia, Provincia di verona e Comune di Verona.
per questi motivi, Amnesty International annuncia che «sabato 30 marzo partecipiamo al corteo e ad alcune iniziative della società civile, tra cui un convegno -in programma dalle 9 alle 13 presso l’Accademia dell’agricoltura, Lettere e scienze, via del Leoncino 6- organizzato dall’International Planned Parenthood Federation European Network e Unione degli atei e degli agnostici razionalisti in collaborazione con Rebel Network e con una vasta rete di associazioni e movimenti, cui interverranno attiviste per i diritti umani provenienti da altri paesi».
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