Anche Restituda finisce nella morsa censoria di Google



Non è nostra  prassi occuparci di temi simili, ma la messa al bando dei nostri contenuto da parte di Google non può che portarci a solidarizzare con chi è stato vittima delle medesime azioni.
mentre i siti che promuovono fantomatiche "cure" dell'omosessualità continuano ad essere liberamente accessibili sulla piattaforma di Google e mentre il loro network pubblicitario foraggia l'estrema destra de Il primato nazionale o i fondamentalisti anti-gay dell'Uccr, è sempre in nome di imprecisati «alcuni utenti» che Google ha messo al bando uno tra i più ricchi e ben strutturati siti che parlano di nudità maschile nei film mainstream.
Siamo dinnanzi a centinaia di migliaia di fotogrammi che documentano tutti gli attori che si sono mostrati come mamma li ha fatti davanti alla macchina da presa di un film destinato al circuito cinematografico tradizionale, in molti casi senza neppure che quelle pellicole fossero vietate. Eppure pare che il bigottismo abbia colpito ancora e che un uomo nudo abbia spaventato Google più di quanto non facciano i discorsi d'odio o le pagine che invitano a praticare torture psicologiche che risultano la provata causa di numerosi adolescenti gay spinti al suicidio. Sino a prova contraria, un uomo nudo non ha mai ucciso nessuno, eppure nell'America di Trump e nell'Italia leghista, un odio che uccide è ritenuto preferibile al finto perbenismo di sedicenti "cristiani" che poi corrono a festeggiare quando un mirante muore affogato nel Mediterraneo.
A ciò si aggiunge come la censura di Google abbia inibito ogni possibilità di condividere o indicizzare quei contenuti, anche se nei loro termini di servizio viene precisato che la nudità è permessa se (come avveniva nel caso specifico) viene inserito il messaggio che informa sulla natura dei contenuti.

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