La Corte Suprema del Brasile criminalizza l'omofobia. Bolsonaro contesta la sentenza e dichiara: «Serve un giudice evangelico»



Mentre il governo di Bolsonaro continua ad operare nella direzione per cui definirsi opinabilmente "cristiani" dovrebbe legittimare la pratica dell'omotransfobia, è con otto voti favorevoli e soli tre contrari che i giudici della Corte Suprema basiliana hanno sentenziato che le condotte discriminatorie di stampo omotransfobiche dovranno essere perseguite sulla base della legislazione vigente che riguarda gli atti di razzismo.
La misura dovrà essere applicata sino a quando il Congresso non approverà una normativa specifica.
Nel commentare il verdetto, il presidente Jair Bolsonaro ha ferocemente contestato la decision e ha sostenuto che, al fine di impedire che i gay possano essere protetti dalla violenza, lui si stia domandando se «non sia giunto il momento di un evangelico nella Suprema Corte» perché «lo Stato è laico, ma noi siamo cristiani. Rispettiamo la maggioranza e la minoranza, ma il Brasile è cristiano».
Difficile è comprendere come il presidente possa sostenere che "omofobo" e "Cristiano" siano sinonimi, anche se purtroppo dal vaticano non è mai giusta alcuna condanna di chi cerca di promuovere quell'aberrante associazione.
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