Andrea Zambrano becedice chi prega contro i gay, sostenendo che pregare contro le vittime di odio sarebbe «omoeretsmo»



Ogni giorno, oltre 8mila bambini muoiono 8000 per fame e stenti. Eppure i sedicenti "cristiani" de la Nuova Bussola Quotidiana sostengono che la priorità debba essere quella di pregare contro i gay.
A guidare la crociata è il solito Andrea Zambrano, il quale sostiene che gli omofobi sarebbero discriminati da chi non li lascia defecare il loro odio nel nome di Dio. Scrive:

Nel capoluogo ligure Bagnasco e il suo ausiliare fermano i parroci sulla preghiera riparatrice al gay pride di domani. Ai cristiani Lgbt invece è concessa ogni anno una chiesa, con la presenza del vicario. Il silenzio degli uffici di curia, tra imbarazzi e convenienza. A Trieste invece è il vescovo Crepaldi in persona a promuovere un atto di riparazione dopo le espressioni blasfeme in sfilata. Perché i veri discriminati sono i fedeli ai quali viene impedito di pregare.

Cercando un "colpevole" da mettere alla gogna in nome del nuovo "cristianesimo" secondo Simone Pillon, è ricorrendo a toni complottatici che Zambrano aggiunge:

La Nuova BQ è venuta a conoscenza che la segnalazione alla curia è partita da uno dei tre parroci, che, forse per eccesso di zelo, ha avvertito di quanto stava per fare nel concedere la chiesa per un atto di riparazione. A quel punto è arrivata una chiamata direttamente da parte del vicario generale e vescovo ausiliare Nicolò Anselmi che ha stoppato le iniziative di preghiera.
I tre parroci, in sostanza, hanno detto di aver ricevuto – questa informazione è stata ribadita alla Nuova BQ da uno dei promotori - una telefonata del vescovo ausiliare, il quale li ha informati che il cardinale Angelo Bagnasco (arcivescovo di Genova in foto) ha ritenuto inopportune queste iniziative.
Nel corso della giornata di ieri la Nuova BQ ha chiesto conto di questa versione e della notizia in sé rilanciata dalle agenzie, sia al cardinale Bagnasco sia al suo ausiliare. Ma nel primo caso, uno dei membri della segreteria, Giovanni Battista Valle ci ha risposto imbarazzato di non saperne nulla e di non poter né confermare né smentire; Nel secondo caso invece, la segreteria dell’ausiliare e vicario ci ha informato che Anselmi “è impegnato tutto il giorno in riunione e non può essere disturbato e che non si può lasciargli messaggi”. Un comportamento davvero poco trasparente dato che, ufficialmente, la diocesi non ha comunicato nulla, ma che forse svela una certa convenienza a non sollevare troppa polvere.

L'intero sfogo di Zambrano si basa sull'assunto che usare Dio per promuovere odio sia cosa buona e giusta, un vero dovere per qualunque "cristiano" sia votato al culto della supremazia eterosessulista teorizzata dall'integralismo populista che si dice "cattolico". Ed infatti non si dimentica di cercare di contrapporre chi chiede di poter vivere la propria vita a chi vuole impedirglielo, asserendo:

E’ curioso però che, mentre si negano d’imperio preghiere riparatrici per il gay pride in sé, non solo per le eventuali blasfemie proferite, dall’altro lato si aprono più che volentieri le porte alle chiese per le ormai classiche veglie antiomofobia. In San Pietro in Banchi ad esempio, le veglie omoeretiche si svolgono almeno dal 2017. E anche quest’anno, il 12 maggio scorso, la chiesa è stata aperta in occasione di una Preghiera ecumenica per le vittime dell’omofobia, della transfobia e di tutte le discriminazioni per un evento promosso dal Gruppo Bethel di persone Lgbt credenti liguri con la collaborazione della Cgil (perché?), dell’Associazione Princesa (fondata da don Andrea Gallo per i diritti dei trans) e dal Coordinamento Liguria Rainbow.
Ma c’è di più: a presiedere la veglia del 2017 c’era proprio il vescovo Anselmi. Ecco spiegato forse il perché proprio dall’ausiliare è arrivato lo stop riparatorio. Ma non deve stupire nemmeno questo doppiopesismo tipicamente clericale: ai gay pride ormai partecipano anche i gruppi dei cristiani Lgbt. Da un lato dunque si chiudono le chiese a chi prega per riparare gli affronti, dall’altro gli stessi affronti vengono compiuti proprio sotto gli occhi di persone che si dichiarano espressamente cattoliche.

Dunque, stando alle teorie di Zambrano, pregare per le vittime di violenza è sbagliato, pregare perché subiscano violenze sarebbe giusto. Siamo quindi dinnanzi ad un testo che puzza del reato di promozione all'odio (ma che ricorre allo stupro del nome di Dio al fine di cercare di sostenere che quell'odio debba essere ritenuto "libertà religiosa").

Cercando di creare odio, Zambrano inizia a  raccontare che i gay sarebbero blasfemi e che sia doveroso odiare e pregare Dio pèubblicamente in modo che il mondo sappia che la setta anti-vaticana di Cascioli li odia e li disprezza:

Veniamo ora alla pars construens di questa storia. A Trieste il comportamento del vescovo è stato l’opposto di quello di Genova. Qui, il FVG pride ha lasciato dietro di sè ferite spirituali considerevoli. Basti pensare che durante il corteo è girata via social una foto di un cartello recante una storpiatura del Padre Nostro e dell’Ave Maria così disgustosa che in pochi sono riusciti a portare a termine la lettura. Ebbene: a fronte di questi oltraggi a Dio, a Gesù Cristo e alla Madonna, l’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi ha disposto egli stesso la recita di un atto di riparazione.
Così recita il comunicato emesso proprio dalla diocesi di Trieste: “A seguito di alcune espressioni pubbliche, offensive e discriminatorie della fede cristiana, avvenute nell’ambito del Gay pride tenutosi a Trieste alcuni giorni orsono, si celebrerà una preghiera di riparazione il 13 giugno, a partire dalle 20.30, presso il Santuario diocesano di Monte Grisa”. E ieri sera, nel principale santuario cittadino, il popolo con il suo Arcivescovo ha pregato e riparato: "Si è colpito al cuore il nucleo più prezioso della nostra fede nel Cristo Signore e la nostra devozione. Ecco la necessità di riparare quello che è stato rotto e di pulire quello che è stato sporcato, che, da Gesù Cristo in poi, costituisce la missione propria della Chiesa e di noi cristiani", ha detto.
La decisione di Crepaldi mostra chiaramente che riparare si può e si deve. Perché a Genova invece questa opposizione? Sbaglierebbe chi pensasse che siamo di fronte a due approcci diversi e a due sensibilità egualmente accettabili. No, una è cattolica, l’altra non è altro che un ripiegare la testa di fronte ad un potere minaccioso che fa la voce grossa e intimidisce.

Insomma, è strumentalizzando la realtà che si propone un pretesto per odiare un intero gruppo sociale con tanto di lode al vescovo che sponsorizza quella carnevalata blasfema che vedrà i militanti dei partiti di estrema destra pronti ad ostentare la loro omofobia mentre roteano rosari ed icone sacre.

Ed è sempre cercando di gettare fango contro chi non sposa l'odio che Zambrano conclude:

Per capire chi dei due vescovi occupi una posizione piuttosto che l’altra basti vedere come vengono trattate le vere vittime e i veri discriminati di questo impazzimento, i quali non sono gli omosessuali “gai” in giro per le strade e per le chiese, dato che quest’anno le veglie omoeretiche si sono svolte senza alcun intoppo, ma i cattolici silenziati, umiliati e trattati come “nemici” proprio dai loro stessi pastori. Sono loro le vere vittime della discriminazione della prepotenza "cattomosex".

Un tizio che conia il termine «omoeretiche» pare definirsi da solo per quella nullità anticristiana ed anticattolica che è, anche senza neppure il bisogno di defecare quell'odio che conferma l'evidenza della sua perversione.
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