Secondo il marito della leader fondamentalista, sarebbero i gay a chiedere di essere "curati"



Il marito di Maria Rachele Ruiu si è più volte offerto come testimonial delle rivendicazioni omofobe della moglie, co-fondatrice di una serie di associazioni omofobe tra cui la setta di Massimo Gandolfini e quella di Jacopo Coghe. Per delineare il suo profilo, forse basta anche solo osservare come trovi divertente
commentare la sentenza che non estende l'accesso alla procreazione assistita anche alle coppie gay scrivendo: «Che poi la domanda di base che uno si fa è: ma se infili uno spermatozoo in un altro spermatozoo nasce una testa di c...o?».
Appare però ben più grave come il marito della fondamentalista sostenga che i gay possano essere "guariti" attraverso quelle torture psicologiche che la scienza riconosce come provata causa di numerosi adolescenti spinti all'autolesionismo se non al suicidio. Sulla sua pagina Facebook, scrive:


La "fonte" della presunta notizia è il solito sito evangelico statunitense che coordina l'integralismo organizzato di mezza Europa. E lo scopo, come sempre, è di sostenere che i gay non debbano essere lasciati liberi di poter vivere le loro vite dato che sua moglie pretende siano discriminati qualora non rinuncino alla natura e si conformino ai suoi prià lascivi desideri sessuali.
Commenti