Cathy La Torre resa vittima della macchina del fango degli haters di professione



L'odio è un business che può portare voti, poltrone e soldi. Ed in uno stato in cui la politica si abbevera a quella fonte, non c'è forse da stupirsi che nessuno faccia nulla per fermare il fenomeno. Anzi, alcuni politici trascorrono le loro giornate a fomentare e incoraggiare i propri seguaci ad essere più bestie delle bestie...
Lo ha capito anche Cathy La Torre, l'avvocatessa che è stata resa vittima di una violenta campagna d'odio da parte di chi su quell'odio basa il proprio fatturato. Lo spiega lei stessa in un messaggio pubblicato sui social:

Da 72 ore non mangio, non dormo, ho frequentato i pronti soccorso di due diversi Stati. Non vivo. Sospesa in una bolla di attacchi, illazioni, critiche. Leggo parole su di me pronunciate da persone mai viste che mi aprono come un coltello le viscere.
Se mi guardo riflessa vedo pure un mostro deforme e una piccola Cathy che si chiede: chi è quella cosa che dipingono? Sei tu?
Qualche mese fa, in una lunga intervista avevo raccontato dei benefici di una vita in cui si smette di giudicare l’altro. Avevo però sottovalutato le conseguenze di una vita in cui gli altri giudicano te. Avevo sottovalutato come il corpo si ribella alle menzogne e la mente le accoglie come una cesoia tagliente.
Se avessi saputo che lanciare una campagna contro l’odio avrebbe attirato non solo quintali di odio contro di me, ma giudizi e illazioni devastanti, forse avrei chiesto alla mia psicoterapeuta di venire a vivere con me. Forse avrei detto al mio medico che la dose di ansiolitici che da 6 anni assumo, convinta che qualcuno mi picchierà, sparerà o farà del male, andava triplicata.
Non sono le “troia”, “cessa”, zoccola” che mi devastano.
Ma le accuse di arricchirmi sulla pelle dei più deboli. Di aver lanciato una campagna a cui dedico ogni minuto del mio tempo a discapito di relazioni, lavoro e libertà, per farmi pubblicità. Di agire per la mia “carriera politica”! Per trovare clienti a cui spillare denaro.
L’accusa di violare la mia deontologia, di aver, con un tweet promosso razzismo, odio, sessismo. Come se 160 caratteri spazzassero via 20 anni di battaglie il cui peso è tutto nel mio corpo malandato.  È l’accusa di essere una che “aizza” i suoi follower contro un giornale che è “solo” colpevole di aver cosparso discredito sulla mia vita
E se penso al verbo aizza, che si usa per le bestie, e a voi che mi coprite di messaggi d’affetto, mi sento lentamente scivolare giù nel buio
Vedete, non sono le vostre critiche a devastarmi ma è la vostra totale assenza di suggerimenti a dilaniarmi. Avete dei dubbi? Avete delle perplessità su odiare ti costa o sul mio operato? Esprimeteli, ma fatelo suggerendo come fareste voi
Nel frattempo io vi dirò la verità: Si, ho pensato di mollare.
E mai l’avevo pensato, neppure quando uno stalker mi minacciava ogni giorno di spararmi in fronte. Si, ho reagito talvolta in modo scomposto, perché la sindrome d’accerchiamento rende fragili e poco lucidi.
No, non sono Wonder Woman, anzi, sono la versione grottesca ma tenace di una megattera (che ho pure tatuata sul braccio). NO non mollerò e se non lo faro è grazie a chi in queste 72 ore ha accompagnato a ogni critica un consiglio, una proposta, un ausilio.
NON lo farò grazie a chi in queste 72 ore mi ha scritto, chiamato, messaggiato sostenendomi in piedi quando avrei voluto solo crollare.
Quanto a me. Domani inizio un cammino: 450 km a piedi. Durante il cammino penserò, mediterò e accoglierò ogni vostro suggerimento riflettendo insieme a voi sulle proposte che arriveranno.
Da chiunque arriveranno.
E scriverò ma solo di cose che il mio cuore spinge fuori!
E ora SI PARTE!
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