Brandi e Coghe lanciano una vergognosa campagna contro la libertà di scelta dei malati



L'organizzazione integralista diretta da Toni Brandi e da Jacopo Coghe ha lanciato l'ennesima campagna di contrasto all'autoderminazione basata su becere semplificazioni. Il loro slogan si basa sul sostenere che si debba poter imporre atroci sofferenze alle persone care se non si ha il coraggio di lasciarle andare. In altre parole, devono essere torturate contro il loro volere per l'egoismo di gente priva di morale.
Se purtroppo è noto che Toni Brandi e Jacopo Coghe si sono adoperati per sottrarre dei bambini terminali inglesi alle loro tutele giuridiche in nome di come sostenessero che i loro genitori avessero il diritto di infliggere inutili sofferenze, qui si spingono sino a sostenere che alcune persone dovrebbero essere costrette ad atroci agonie contro il loro volere solo perché lo vogliono loro. E forse non hanno mai visitato un reparto oncologico se separano di promuovere il loro integralismo sostenendo che qualcuno possa essere così malvagio verso la propria nonna da auspicare sia costretta a soffrire sino all'ultimo secondo.
Il tutto, ovviamente, negando la più semplice delle realta: se a Jacopo Coghe o a Toni Brandi venisse un tumore, nessuno impedirebbe loro di soffrire come cani sino all'ultimo. Ma se loro vogliono urlare dal dolore sperando che la pompetta di morfina faccia effetto, ciò non significa che altri debbano essere condannati a quell'inferno. A ribadirlo sui social sono anche tutte quelle persone che raccontano le loro esperienze personali: «Mia zia ci ha lasciati in 24 ore di agonia, eravamo dilaniati nel vederla soffrire e pregavamo che se ne andasse più in fretta possibile. Chi ha concepito questi manifesti dovrebbe sputarsi in faccia da solo e al contempo ringraziare perché non ha evidentemente la minima idea», scrive Mielina. «Se solo sapessero il dolore atroce che si prova, oltre ogni comprensione! Poi che messaggio è: potrà farsi uccidere?!! La malattia ti toglie tutto, non capiscono che l'agonia non è vita, che una persona ha il diritto di decidere dignitosamente della propria vita», aggiunge un altro utente. Ed ancora: «Ho vissuto la tua stessa esperienza con mio padre, queste persone parlano di cose che non hanno vissutio. Mio padre se avesse potuto lo avrebbe messo fine alla sua vita almeno un mese prima». «Sono mesi che mia madre giace in un letto in preda alla sofferenza. Sofferenza senza scopo, fine a se stessa. Non passa giorno che non preghi perché finisca. E credo che non ci sia amore più grande di questo». «A me è successo uguale. Ci diceva “basta” e noi il basta non glielo abbiamo potuto dare».


Quello che loro chiedono è che tale agonia sia inferta ad altri contro la loro volontà, in una vera e propria depravazione sadica.
Brandi provi a vedere cosa significa dover vedere propria nona sotto l'effetto della morfina e ci dica se sarebbe davvero così crudele da non voler staccare la spina a tutela della dignità della vita.
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