Povia continua a cercare visibilità con le sue offese: «Discriminano noi, gay mancati»


Ormai ridotto a cantare negli oratori come valletto dell'omofobo Gianfranco Amato e a presenziare alle sagre leghiste in virtù di come Salvini lo abbia pubblicamente lodato per il razzismo dei suoi testi, Povia è tonato ad elemosinare visibilità mediatica facendo battutine su quai gay che da anni sono al centro delle sue continue aggressioni.
Ostentando la sua teoria per cui un maschio eterosessuale dovrebbe essere un cavernicolo che vive nello sporco all'interno di tuguri ridotti come l'appartamento del padano, è sulla base delle sue sparate pronunciate ieri nel corso del programma "Vieni da me" condotto da Caterina Balivo che dalla sua pagina Facebook si è messo a strimpellare un testo di rara bruttezza:

Sono un gay mancato, perché faccio le pulizie. Sono un gay mancato perché ho tante manie. Sono un gay mancato perché porto anche i vestiti da donna, e chi mi condanna vuol dire che discrimina noi, gay mancati. Ah, undicesimo comandamento, non nominare la parola gay dal divano.

In quella dialettica populista in cui i carnefici fanno le vittime e si vantano di offendere gli altri, il signor Povia pare ignorare che i gay non si vestono da donna, non hanno tante manie e non fanno le pulizie più degli altri. Si tratta di meri stereotipi che il poveraccio vomita con l'unico obiettivo di offendere e cercare visibilità... d'altronde anche ieri ha cercato in tutti i modi di dire che lui era stato a Sanremo quasi vivesse nel ricordo dei tempi che furono e che probabilmente non torneranno mai dato che i discografici e gli autori che gli scrivevano i testi all'epoca lo hanno mollato dopo che lui aveva fatto sparire i soldi raccolti in beneficenza che sarebbero dovuti essere destinati ai bambini del Darfur.
E poso si può aggiungere davanti ad un bullo che deride la discriminazione dopo essere stato promotore della bufala "gender" e delle altre stupidaggini che raccontavano durante i comizi del "generale" Amato.
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