Nicola Porro torna a promuovere il professore che si dice offeso da chi manifesta contro il sessimo


È il solito Nicola Porro ad aver cercato di riabilitare l'integralismo di Martino Mora, ossia il professore che si rifiutò di fare lezione agli studenti che stavano protestando contro il sessismo. E già pare esserci una certa ideologia nello scrivere in sovrimpressione che il il professore sarebbe stato "cacciato da scuola perché contro il politically correct".

Affiancato da Coruzzi e Sgarbi, il collaboratore di Radio Spada ha esordito dicendo:

Innanzi tutto vorrei ringraziarla perché lei fu il primo giornalista noto che, sul suo sito, scrisse un articolo contro il linciaggio mediatico che stavo subendo da giorni. Lei fu una boccata d'aria fresca.

Riguardo ai fatti, dice:

Mi trovai in una situazione inedita. Noi fui avvisato del fatto che i ragazzi si sarebbero presentati in quel modo. Mi sembrò un modo completamente inadeguato per venire a scuola e quindi non feci nulla in più che mandare dalla preside il ragazzo più appariscente. Poi il ragazzo fu rispedito in classe. La cosa finì lì. Durante un'ora buca dovevo tornare in quella classe, ci fu un mio confronto con la dirigente che non ascoltò le mie ragioni. Non me la sentivo di fare lezione in quelle condizioni e venni messo di fronte ad un aut aut: o vai in classe o vai a casa, io ritenni molto più dignitoso andare a casa.
Questi ragazzi si erano presentati vestiti da donna, uno in maniera particolarmente appariscente. Ho ritenuto che se si fossero vestiti da clown o per il carnevale di Viareggio sarebbe stata esattamente la stessa cosa.

Citando Diego Fusari, ha proseguito:

C'è evidentemente dietro un'ideologia. È da anni che tutta la scuola italiana sta diventando una zona fucsia, nel senso che l'ideologia fucsia-arcobaleno sta prendendo sempre più piede e sta sempre più condizionando dirigenti, docenti e studenti. È una colonizzazione ideologica che è pari solamente a quella che negli anni '70 del XX secolo fu realizzata dal partito comunista e dal pensiero marxista e leninista. Al posto del rosso c'è il fucsia, C'è il femminismo liberal, c'è il pensiero unico, il politicamente corretto americanoide che sta colonizzando la scuola italiana.

Davanti ad un professore che non ha mai ricordato come gli studenti fossero vestiti così in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, è stato applaudito da una Hoara Borselli che ha detto che «il professore non ha fatto nulla di quello che avrebbe dovuto fare un professore quando si trova davanti ad una situazione del genere. Al professore piacerebbe usare la tuta perché più comoda, ma entra con la giacca e la cravatta perché rispetta il posto di lavoro e quindi pretende che anche i ragazzi facciano lo stesso. Quindi non ha minimamente sbagliato nulla».
Difficile è comprendere cosa c'entro chi vuole andare al lavoro in tuta o chi indossava una gonna all'interno di una manifestazione contro il sessismo.

Prorro ha così detto a Sbarbi: «Il professore dice che con questi vestiti da pagliacci il giorno del 25 novembre, non li faccio entrare in classe o non entro in classe». Peccato non fossero vestiti da «pagliacci» ma indossassero una gonna contro il sessismo, il che non è la stessa cosa. Eppure la generalizzazione va vanti, con Sgabi che se ne esce dicendo che ai suoi tempi si andava a scuola «con il grembiule». Ed ancora: «Io non sono d'accordo che qualcuno vada in giro con dei jeans già rotti. Ora c'è la moda dei blue jeans già rotti. Il tema del travestitismo maschile verso le donne è una forma di maschilismo». Inutile a dirsi, in quel caso non erano travestiti ma studenti che rivendicavano come una gonna non giustifichi la violenza sulle donne.
Tutto questo avveniva mentre il professore, descritto come un integerrimo difensore dell'etichetta, si è messo con le ascelle all'aria mentre era in diretta televisiva nazionale.

È evidente che oggi si assiste all'affermazione di una ideologia dominante che vuole distruggere e sradicare tutte le differenze che ci sono tra gli esseri umani. Per cui, dopo le differenze religiose, le differenze etniche, le differenze culturali, le differenze comunitarie, è arrivato il momento di fare fuori le differenze sessuali. Cioè l'identità del maschio e della femmina. Devi andare oltre attraverso il fluido. Alla fine l'unica identità che è rimasta, che è l'identità maschile e femminile, che sono complementari e non in conflitto come pensano le femministe. Anche queste identità vanno messi in discussione. Questo è il senso vero per cui si spingono i ragazzi a vestirsi da donna, per andare oltre all'identità.

E così la decisione degli studenti viene spacciata come il volere di quel "loro" che è sempre presente nella loro propaganda. Ed è così che il professore si dice felice di aver esposto queste sue curiose teorie:



Immancabile è il sostenere che le femministe andrebbero considerate in opposizione al maschio, anche se quella pare una lettura di chi è maschilista.
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