L'allarme dell'intelligence: "Il Cremlino paga gli opinionisti nei talk show italiani"


Il sospetto del Copasir, ossia del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, è che non sia riconducibile ad un puro caso l'evidenza di come alcune emittenti italiane stiano agendo da megafono della propaganda russa. Il timore è che dietro l'incessante presenza nei talk show italiani dei fedelissimi di Putin possa esserci "un'operazione di disinformazione organizzata e pensata a monte da uomini del governo russo".
Se è verisimile che Adinolfi possa andare in televisione a negare che la Russia abbia invaso l'Ucraina perché rischierebbe di non ricevere nuovi inviti se non continuasse ad interpretare il suo personaggio, assai più preoccupante è al certezza di come altri opinionisti stranieri chiamati dai talk show italiani risultino tutti sul libro paga del governo di Putin. E dunque la questione non riguarda solo l'assenza di un contraddittorio, ma la possibilità che quegli ospiti vengano pagati per fare propaganda dopo la messa al bando di Russia Today e di Sputnik. Una messa al bando del tutto inutile se ai loro dipendenti vengono poi offerte platee ben più ampie di quelle da cui provenivano, tant'è che una fonte dell'intelligence ha giustamente osservato: "Se dunque si è deciso di chiudere Russia Today e Sputnik per una questione di sicurezza nazionale, per quale motivo permettiamo che altre persone pagate da Mosca vengano a portare gli stessi concetti nelle nostre tv?".
Ora il Copasir cercherà di capire se autori dei singoli programmi si muovono autonomamente o c'è dietro una regia. Ancor più dopo lo scandalo che ha visto Sergei Lavrov e Vladimir Solovyev intervistati simultaneamente in prima serata nonostante siano entrambi al centro delle sanzioni decise dall'Ue.
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