Daniela Santanchè oggi al Senato per l’audizione su Visibilia


Le accuse rivolte alla ministra Daniela Santaché erano molto pesanti e andavano dal falso in bilancio per occultare i dissesti patrimoniali al mancato pagamento di dipendenti e creditori, fino allo scorretto utilizzo dei fondi erogati alle imprese durante la pandemia, mai restituiti.
Chiamata a riferire in Aula, l'esponente di Fratelli d'Italia ha chiarito pochi aspetti ed ha preferito il vittimismo, sostenendo che contro di lei sarebbe in corso una «campagna di vero e proprio odio».
La ministra ha accusato la stampa di «pratiche sporche e schifose» prima di ringraziare «per la solidarietà i ministri e la presidente del consiglio». Ha poi iniziato a dirsi «fiera di aver dato lavoro a tante persone» e di aver «potuto scrivere pagine di successo». «Non mi sono mai appropriata di nulla che non mi appartiene, non ho mai abusato delle mie posizioni apicali delle aziende, sfido chiunque a dimostrare il contrario», dice.
Sostiene anche che, per risanare Visibilia, lei avrebbe «ho messo a disposizione il mio patrimonio, per tutto ciò mi sarei quasi aspettata un plauso e sfido chiunque a indicarmi un numero cospicuo di persone che impegnano tutto il patrimonio per salvare le aziende». «Cosa resta alla fine: note di colore sul mio abbigliamento, per le case, per le mie amicizie, per i nomignoli che mi sono stati dati. Mi hanno anche accusato erroneamente di aver preso delle multe in sosta vietata quando le multe erano dell'arma dei carabinieri a cui avevo dato in comodato una mia auto per rinunciare ad una di scorta. Io non ho nessuna multa da pagare». Insomma, la signora avrebbe offerto la sua porche ai carabinieri.
Poi ha aggiunto: «Faccio impresa da quando ho 25 anni. Sono partita senza capitali di famiglia, contando solo su me stessa. In questi anni ho raccolto vari successi. Negli anni ’90 ho fondato Visibilia, che si è affermata nel mondo dell’editoria. Anche qui, ho avuto vari successi. Sicuramente chi fa può sbagliare».
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