Provita sostiene che i giudici non capirebbero niente e che non esisterebbe alcun vuoto normativo sul fine vita


Diverse sentenze della Corte Costituzionale hanno evidenziato un vuoto normativo sul fine vita in Italia, soprattutto in materia al suicidio medicalmente assistito. Tra queste. la sentenza n. 242/2019 della Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 580 del codice penale nella parte in cui non esclude la punibilità di chi agevola il suicidio in specifiche condizioni. La Corte ha riconosciuto che l'assetto normativo esistente non offriva adeguata protezione in situazioni particolari riguardanti il fine vita. Una precedente pronuncia del 2018 (ordinanza n. 207/2018) aveva già auspicato un intervento del legislatore per stabilire come e da chi dovessero essere verificate le condizioni per la non punibilità dell'aiuto al suicidio.
La sentenza n. 135/2024 della Corte Costituzionale, richiamando principi già anticipati in una pronuncia precedente del 2024, ha ribadito l'assenza di distinzione tra la situazione del paziente già sottoposto a trattamenti di sostegno vitale e quella del paziente che necessita dell'attivazione di tali trattamenti, sottolineando ulteriormente l'esigenza di una regolamentazione.

Eppure Jacopo Coghe urla che lui avrebbe deciso che non esisterebbe alcun vuoto normativo, dato che lui apprezza molto che i malati terminali siano costretti con la forza a subire atroci sofferenze contro la loro volontà per soddisfare il suo sadismo:



Considerando che Coghe non i è mai presentato alle urne e che la sua Maria Rachele Ruiu è stata respinta quando provò a farlo tra le fila di Fratelli d'Italia, non è chiaro perché lui insista nel sostenere che sarebbe lui ad over dettare la linea politica l'estrema destra di Giorgia meloni e di Matteo Salvini.
Benché meno si comprende perché sostiene di poter contraddire il parere espresso da molteplici giudici, sostenendo che lui avrebbe deciso che loro sbaglierebbero a rilevare un vuoti normativo, soprattutto se quel vuoto normativo gli fa fare soldi facili attraverso la sua organizzazione forzanovista.

In un comunicato stampa, sostengono che non privare il malati dal suo diritto di scelta equivarrebbe a "rischiare di indurle a uccidersi". Ed Antonio Brandi, che vive a Praga a non in Italia, sostiene che dare delle risposte ai malati terminali sarebbe "un vero e proprio tradimento che cede alla propaganda radicale e ai continui ricatti della magistratura al Parlamento".
Ricorrendo alla più squallida mistificazione, secondo Imola Oggi sarebbe stato Brandi ad aver aggiunto: "Anch’io, malato di cancro, ho pensato di farla finita. Ma l’amore dei miei cari e le cure mi hanno salvato. In quel buio, una legge così mi avrebbe potuto spingere a un gesto senza ritorno".
Tale asserzione è falsa, dato che Brandi non era un malato terminale e quindi la legge non gli avrebbe permesso alcun "gesto senza ritorno". Diversa è la situazione dei veri malati terminali, a cui lui vorrebbe togliere ogni diritto di scelta.
Commenti