Cancellare Gesù da un canto profano? La gaffe storica del pastore


In quella sua abitudine a promuovere ogni polemica di stampo leghista, il pastore evangelico Luigi Carollo si dice infuriato perché dei bambini non verranno costretti a pregare in classe all'interno di istituti scolastici che dovrebbero essere aconfessionali:



Pare evidente che Carollo voglia promuovere un uso politico di Gesù, transformato in un simbolo identirario da brandire contro quei mussulmani che Silvia Sardone non può vedere. A forse gli si potrebbe far osservare che la versione originale di "Jingle Bells" non menziona mai Gesù.
La versione italiana include adattamenti con riferimenti cristiani come "il buon Gesù", ma il pastore presenta la modifica come una "cancellazione" da un originale sacro, ignorando che si tratta di un testo profano adattato in Italia.

C'è anche una incoerenza con la tradizione natalizia inclusiva. Il Natale stesso mescola elementi pagani (solstizio d'inverno, Saturnali romani) e cristiani. Sostenere che rimuovere Gesù "nega la nostra storia" contraddice secoli di sincretismo culturale, inclusa l'adozione di canti profani come "Jingle Bells" nelle celebrazioni italiane, spesso in contesti laici o multiconfessionali.

Affermare che "cancellare Gesù non significa includere" polarizza il dibattito, insinuando che la laicità equivalga a esclusione. In realtà, adattamenti come "Aspettano la pace" promuovono valori universali condivisi da credenti e non, senza negare la fede privata, e si allineano a prassi comuni in scuole e media italiani per evitare imposizioni religiose.
Ed ancora, Citare Reggio Emilia come "città della bandiera tricolore" (vero, per il 1797) lega il discorso a un patriottismo culturale astratto, ma ignora che il Tricolore nasce da ideali repubblicani laici della Rivoluzione Francese, non da radici cristiane esclusive. Questo rende l'argomento anacronistico e nazionalista più che teologico.

Dire che si "esclude il festeggiato dal suo compleanno" personifica Gesù in modo riduttivo, come un invitato offeso da una festa. Una prospettiva teologica matura vedrebbe la fede non minacciata da un canto scolastico modificato, ma radicata in liturgia e vita comunitaria, non in testi pop adattati.
Il tono lamenta anche una "negazione delle radici", ma in Italia il cristianesimo permea ancora simboli pubblici, feste e leggi. La sua narrazione amplifica una presunta persecuzione, alimentando polarizzazione invece di dialogo, e contrasta con il messaggio evangelico di umiltà e apertura.
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