Torino, 19enne derubato mentre era agonizzante a terra dopo essere caduto dalla bici


Mentre la politica fa leva sull'indifferenza, raccontando ai propri elettori che non ci dovrebbe importare nulla di chi muore in mare, in Ucraina o in Palestina, da Torino arriva la cronaca di un episodio catturata dalle telecamere di sorveglianza di corso Marconi.
È la notte tra giovedì 22 e venerdì 23 gennaio, intorno alle sei del mattino: Davide Borgione, 19 anni, è caduto da una bici elettrica noleggiata mentre tornava a casa da una serata con amici. Si è fatto male e giace a terra sotto la pioggia. Passa un'auto, forse lo urta e sfreccia via. L'automobilista, interrogato ore dopo dai vigili, dirà: "Se l'ho urtato, era già a terra e non me ne sono accorto, per cui me ne sono andato".
Poi un uomo si è avvicinato al ragazzo agonizzante, gli fruga nelle tasche, gli ruba il portafoglio e se ne va, lasciandolo a terra. Ci vorrà ancora molto tempo prima che dei passanti lo vedano ed allertino i soccor5si. Ma è troppo tardi, morirà per trauma cranico in ospedale.

Senza autopsia, non si sa ancora se il decesso sia stato provocato dall'urto con un'auto, un malore alla guida della bici elettrica o una caduta per la pioggia.
Ma il dramma più profondo è quell'indifferenza. Quel "Non è la nostra guerra" che il leghista Sasso ama ripetere contro gli ucraini. "Non è la mia battaglia", "Non tocca a me intervenire", "Non è affare mio". Eppure sarebbe bastato chiamare il 118 per evitare che un ragazzo morisse solo, abbandonato sotto la pioggia.
Il dolore del padre Fabrizio Borgione è un pugno nello stomaco: "L'ho accompagnato io in discoteca, lì non si parcheggia. Mi ha detto 'ciao pa'' e mi ha sorriso. Sapevo che sarebbe tornato con monopattino o bici elettrica, come sempre. Quella sera aveva dimenticato il casco a casa". Sul ladro, poche parole: "Una cosa disumana. Spero lo identifichino e puniscano. Per fortuna c'è brava gente, come quel ragazzo che ha chiamato i soccorsi dopo".
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