Cortina, la pista di salvini è già inutilizzabile. È costata 118 milioni


I campionati italiani di skeleton e slittino, in programma dal 10 al 12 marzo al Cortina Sliding Center “Eugenio Monti”, sono saltati all’ultimo minuto. Il Corriere delle Alpi ha dato per primo la notizia, poi confermata dagli enti coinvolti, citando “incognite e problematiche” sulla pista da bob simbolo delle Olimpiadi invernali 2026, costata oltre 118 milioni di euro pubblici. Il 25 febbraio, un verbale di sopralluogo ha rivelato danni per più di un milione, confermando i timori su un impianto già al centro di polemiche per costi e impatto ambientale, proprio mentre le Olimpiadi si chiudevano.

Un rapporto di 45 pagine redatto da Simico (Società Infrastrutture Milano Cortina 2026) descrive uno scenario allarmante: manometri e tende protettive rotti, canaline e isolanti danneggiati, tubi piegati, viti allentate o mancanti, scatole elettriche divelte, quadri schiacciati, cavi volanti o tagliati, reti dei parapetti rovinate, cartongessi e portoni lesionati. Non è un guasto isolato, ma un degrado diffuso su strutture e impianti, con spazi in “quasi abbandono”, privi di pulizia o riordino. Persino la control room dell’edificio di arrivo –con apparecchiature da centinaia di migliaia di euro– è stata trovata aperta e incustodita. L’impianto, costato circa 120 milioni e costruito in tempi record, era stato dichiarato funzionante e consegnato dal link all’amministrazione di Cortina poco prima dei Giochi, poi affidato temporaneamente alla Fondazione Milano Cortina 2026 con obbligo di riconsegna perfetta entro fine marzo.

La pista di Cortina incarna gli sprechi delle Olimpiadi: nel 2019, in candidatura, passava per esistente con una ristrutturazione low-cost. Poi due bandi deserti nel 2023 hanno quasi portato le gare all'estero (Svizzera o Austria), ma i ministeri hanno imposto una soluzione italiana. Il terzo bando, con un solo offerente, ha gonfiato il conto a oltre 118 milioni (più extra per demolizioni), contro i 47 iniziali. Si aggiunge una manutenzione annua da oltre un milione, eco del disastro Cesana Pariol (110 milioni per Torino 2006, ora in smantellamento parziale).
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