Il paradosso di Pillon: la "finta solidarietà" come arma politica

Il leghista Simone Pillon è libero di nutrire un evidente disprezzo verso femministe e palestinesi. Tuttavia, non è chiaro se sia convinto che il suo personale pregiudizio sia sufficiente a giustificare una catastrofe umanitaria.

Sorge spontanea una domanda: se anche fosse vero quanto sostiene, dovremmo applaudire ai sionisti che vogliono eliminare un intero popolo? Ed è davvero certo che il suo disprezzo verso le femministe lo collochi più dalla parte dell'uguaglianza che dalla parte dell'oppressione?
L'uso strumentale delle donne da parte di Pillon pare tanto prevedibile quanto cinico. È il classico meccanismo della "finta solidarietà": si ostenta una preoccupazione per i diritti femminili solo quando questi possono essere usati per colpire l’avversario politico di turno, per poi ignorarli — o calpestarli — quando si tratta di promuovere la propria agenda conservatrice in Italia.
Non c'è alcuna reale empatia verso le donne di Gaza nel post; c'è solo il tentativo di delegittimare il femminismo italiano, dipingendolo come complice di regimi oppressivi. Pillon non chiede giustizia per le donne, chiede solo un pretesto per alimentare la propria guerra culturale, lasciando che le sofferenze dei civili diventino lo sfondo su cui inscenare il suo teatrino mediatico.