La gogna social di Pillon e il moralismo a targhe alterne

Non è tollerabile che un esponente politico utilizzi la propria visibilità mediatica per mettere alla gogna singoli cittadini, aizzandoli contro i suoi follower con l'unico obiettivo di punirne le opinioni.
Eppure Simone Pillon attacca duramente Enzo Bianchi per aver espresso un giudizio critico sulla figura del cardinale Camillo Ruini, appena scomparso.

Se Pillon si sente libero di elogiare Ruini perché ne condivideva la visione profondamente conservatrice e l'accanita opposizione ai diritti civili di milioni di italiani, non si capisce per quale motivo chi la pensa diversamente debba essere sottoposto a un linciaggio mediatico.
Questo moralismo a targhe alterne pecca peraltro di una memoria storica cortissima. Da un lato si assiste a una clamorosa doppia morale sui defunti, dal momento che Pillon si indigna per le critiche a Ruini invocando un rispetto che la sua stessa area politica, e lui in prima persona, ha spesso negato a figure simbolo dei diritti civili o a chiunque si fosse opposto ai loro dogmi, senza mostrare alcuna pietà per la loro memoria. Dall'altro lato, viene del tutto rimossa la storia stessa del centrodestra italiano. Se oggi si grida al sacrilegio per un'opinione critica, bisognerebbe ricordare quando Umberto Bossi, fondatore del partito in cui militano molti stretti alleati di Pillon, liquidò pubblicamente il Presidente della CEI definendolo senza troppi giri di parole come quel cardinale che rompeva le scatole, usando in realtà espressioni ben più volgari e colorite. All'epoca, la difesa della sacralità della Chiesa passò decisamente in secondo piano rispetto alla convenienza della battaglia politica sulla devolution.
Il dissenso e la critica storica fanno parte della democrazia ed è legittimo esprimere un bilancio non agiografico di una figura che ha pesato così tanto sulla vita politica del Paese. Usare le piattaforme social per l'ennesima chiamata alle armi contro chi esprime un'opinione diversa non ha nulla a che fare con la difesa dei valori cristiani, ma si configura semplicemente come una forma di bullismo politico.