L’ossessione di Provita Onlus e il miraggio della "propaganda gender": quando l'inclusione fa paura alla destra radicale


Un semplice evento culturale legato al Pride e rivolto ai giovani under 30 basta a scatenare il panico tra le fila della destra ultracattolica. L'ultimo bersaglio di Provita Onlus è l'iniziativa "Grafica Pride", organizzata dall'Istituto Centrale per la Grafica presso la Fontana di Trevi a Roma. Un evento istituzionale che ha mandato in cortocircuito la narrativa della galassia conservatrice, svelandone i meccanismi retorici e le pretese politiche.




Dare ordini al governo: la pretesa di Provita Onlus
Nel post pubblicato sui canali social dell'associazione, salta subito all'occhio l'atteggiamento di chi non si limita a esprimere un'opinione, ma pretende di dettare la linea politica e dare ordini diretti all'esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Con toni perentori e l'uso di grafiche d'impatto che intimano "Il Governo Meloni chiarisca!", l'associazione esige spiegazioni urgenti dal Ministro della Cultura Alessandro Giuli. L'idea di fondo è chiara: un governo di destra dovrebbe, secondo la loro visione, censurare o boicottare qualsiasi manifestazione che includa i temi dell'identità di genere o dei diritti LGBTQIA+, ponendo l'ideologia reazionaria al di sopra delle stesse finalità istituzionali degli enti culturali.

La distorsione dello spettro politico: se non sei omofobo, sei di "estrema sinistra"
L'aspetto più grottesco della polemica risiede nella totale manipolazione delle categorie politiche. Nel testo si legge testualmente: "Ci saremmo aspettati questo da un Governo di estrema sinistra, non di centrodestra".
Attraverso questa lente deformata, l'attuale esecutivo italiano —notoriamente collocato a destra e guidato da Fratelli d'Italia— rischia di essere etichettato come "estrema sinistra" per il solo fatto di non aver censurato un evento inclusivo. In questo schema mentale, l'estrema destra conservatrice viene edulcorata e presentata come un moderato "centro" o "centrodestra", mentre qualunque posizione che non sia apertamente omofoba, escludente o discriminatoria viene automaticamente spinta all'estremo opposto dello spettro politico. Una polarizzazione radicale che cancella ogni sfumatura di dialogo democratico.

Lucrare sulla paura e lo spettro della "propaganda gender"
L'intera polemica si regge, come di consueto, sulla collaudata strategia del terrore psicologico e sulla creazione di un nemico immaginario: la fantomatica "propaganda gender". Sotto questo enorme ombrello concettuale, Provita Onlus fa ricadere indiscriminatamente tutto ciò che non si allinea a una visione patriarcale e omofoba della società. Parlare di studi di genere, arte queer o diritti civili diventa un'aggressione da combattere.
Dietro la facciata della "difesa dei soldi dei contribuenti", questa continua alimentazione della paura serve a mantenere alta l'attenzione della propria base e, inevitabilmente, a lucrare politicamente ed economicamente sul risentimento e sull'intolleranza. L'arte e la cultura, che per loro natura dovrebbero essere spazi di espressione libera e inclusiva, vengono così ridotte a un terreno di scontro ideologico in cui la diversità è vista come una minaccia da eradicare.
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