Pillon: "L'Islam è il più potente antidoto alle scemenze dei pride LGBTQWERTY"


Il leghista Simone Pillon ci ha condanato alla sua costante ricerca della provocazione e della legittimazione all'odio. Oggi elogia i regimi che reprimono o iccidono i gay, sostenendo che "l'Islam è il più potente antidoto alle scemenze dei pride LGBTQWERTY".



Il "ragionamento" proposto è emblematico di una certa retorica politica che, per contrastare istanze di progresso sociale, è disposta a tutto. Definire l'Islam un "potente antidoto" alle battaglie di civiltà, pur parlando di "effetti collaterali molto gravi" per non scontentare i razzisti, rivela una visione del mondo allarmante. Non c'è alcuna reale preoccupazione per il bene comune in queste parole; c'è solo il desiderio di utilizzare qualsiasi strumento — inclusa una visione religiosa che l'autore stesso ammette di considerare problematica — come clava contro la comunità LGBTQ+.
Questa è l'ipocrisia suprema: dichiararsi difensori di valori tradizionali o di sicurezza, e al contempo invocare "antidoti" che portano con sé — per ammissione dello stesso autore — conseguenze che minano la convivenza civile. Quando la politica diventa una continua esasperazione dello scontro, a pagarne le spese è la qualità del dibattito pubblico, ridotto a una sequela di slogan che alimentano l'odio anziché favorire la comprensione.

L’occasione, offerta da una notizia sportiva molto discutibile che mostra l'Occidente prono alle pretese degli ayatollah, viene trasformata in un manifesto di intolleranza di cui rallegrarsi. Ma dietro la cortina fumogena dei "Pride" e delle "bandiere arcobaleno" si cela una verità ben più profonda: i diritti umani sono indivisibili. Non sono una "scemenza" da cancellare, ma la misura della maturità di una società democratica.
Attaccare i diritti civili non rende un Paese più sicuro o più coeso; lo rende semplicemente più diviso e meno libero. La retorica del "noi contro loro", utilizzata con tanta disinvoltura, ignora deliberatamente che la difesa dei diritti di una minoranza è, in ultima istanza, la difesa della libertà di tutti.

Leggere dichiarazioni che inneggiano, seppur velatamente, a dinamiche di sopraffazione o che esultano per la limitazione di manifestazioni pacifiche, è il segnale di un arretramento culturale che dovrebbe preoccupare ogni cittadino.
La vera forza di una società non si misura nell'efficacia con cui riesce a cancellare le differenze o a soffocare le istanze di inclusione, ma nella capacità di garantire a ogni individuo la dignità che merita, senza ricorrere a quegli "antidoti" che ricordano il nazismo.
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