Se l'esclusione diventa "amor di Patria"


Secondo l'eurodeputata leghista Anna Cisint, esporre slogan escludenti a scuola significherebbe "amare la propria Patria". Curioso che questa improvvisa folgorazione nazionalista arrivi da un partito che, fino a pochi anni fa, rinnegava apertamente il Tricolore, definendolo una bandiera che "non li rappresenta".



Quando Cisint scrive "giù le mani dai nostri ragazzi", fa bene a specificare che quelli dono i loro ragazzi. Fortunatamente, ci sono genitori che insegnano il rispetto e la convivenza, non l'esclusione. E forse non sono nemmeno così "suoi", visto che i cori d'evocazione della Xª MAS prima dell'affissione abusiva fanno pensare che gli studenti guardino più a Vannacci che alla vecchia guardia padana.

La scuola pubblica ha un compito ben più alto del difendere presunte identità escludenti: ha il dovere di educare al rispetto della dignità umana. È questo il nucleo profondo dell'Articolo 3 della nostra Costituzione, che impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano l'uguaglianza dei cittadini senza distinzione di razza, lingua o religione. Insegnare la tolleranza non è un "processo ideologico di sinistra", ma l'attuazione del più alto principio democratico su cui si fonda la nostra convivenza civile.

A proposito, nel suo manifesto grafico la dignora Anna Cisint scrive a caratteri cubitali "BAMBINI PUNITI" per fare leva sull'emotività delle persone e indignare la rete. Peccato che la realtà sia ben diversa e che uno dei due studenti sia addirittura maggiorenne. Questo dettaglio svela lo squallore di una propaganda che non si fa scrupoli a infantilizzare la realtà e a strumentalizzare la figura dei "bambini" pur di raccattare qualche briciolo di consenso emotivo.
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