Turchia, il governo di Erdogan propone un nuovo piano anti-gay

Le misure anti-LGBTI+ volute da Erdogan, precedentemente bloccate dalle proteste di piazza, hanno fatto il loro ritorno all'ordine del giorno del governo turco. Le normative omobitransfobiche sono state reintrodotte nel 12° pacchetto legislativo, che sarà discusso in Parlamento a giugno.
"Combatteremo contro coloro che corrompono la moralità dei nostri figli, incoraggiano l'assenza di identità di genere e li indirizzano verso movimenti devianti", ha dichiarato il ministro della Giustizia Akın Gürlek.
Secondo una nota informativa ottenuta da Kaos GL e inviata ai parlamentari del partito al potere Giustizia e Sviluppo (AKP), la proposta criminalizza le persone LGBTI+ e impone restrizioni severe alle cure di affermazione di genere. Tra le misure più controverse l'innalzamento dell'età minima per la chirurgia di riassegnazione da 18 a 25 anni, l'introduzione del divieto di avere figli e l'obbligo (già esistente) di non poter contrarre matrimonio. Le certificazioni mediche dovranno rilasciate solo da ospedali universitari designati dal Ministero della Salute dopo quattro valutazioni separate con intervalli di almeno tre mesi ciascuna, includendo una perizia che confermi che la persona coinvolta sia stata permanentemente privato della capacità riproduttiva.
Il governo intende inoltre codificare la transizione di genere illegale come reato penale autonomo nel Codice penale turco: i medici che eseguono interventi non conformi rischiano 3-7 anni di carcere, mentre le persone che si sottopongono a procedure affrontano 1-3 anni, con pene che raddoppiano se l'intervento coinvolge minori o è eseguito da personale non autorizzato.
Un'altra normativa del pacchetto mira a limitare l'esistenza, la libertà di espressione e di riunione delle persone LGBTI+, nonché la difesa dei loro diritti. La pena per il reato di "atti indecenti" verrà aumentata da 6 mesi-1 anno a 1-3 anni di reclusione. Viene introdotto un nuovo reato formulato in termini ampi: "esibire pubblicamente, incoraggiare, lodare o promuovere atteggiamenti e comportamenti contrari al sesso biologico innato in modo contrario alla morale generale, con l'obiettivo di contrastare più efficacemente le tendenze di neutralizzazione di genere". Le organizzazioni per i diritti umani avvertono che questa legge rischia di punire con 1-3 anni di carcere persone LGBTI+ semplicemente per aver riconosciuto apertamente la propria identità. Per le cerimonie di fidanzamento o matrimonio tra persone dello stesso sesso sono previste pene detentive da 1 anno e 6 mesi a 4 anni.
Sedici associazioni LGBTQIA+ turche hanno emanato una dichiarazione congiunta di ferma opposizione: "Non potete criminalizzarci; la nostra esistenza non è un crimine! Abbiamo già vinto in passato e vinceremo di nuovo! Questo progetto di legge non è un segno di potere, ma il prodotto di profonda disperazione e paura". "Questo attacco non è diretto solo contro le persone LGBTI+; è un assalto alla dignità umana e all'autonomia corporea, alle norme e agli standard internazionali sul diritto alla salute, all'idea stessa di giustizia", ha sottolineato la dichiarazione, invitando ordini professionali, organizzazioni per i diritti umani, sindacati e partiti politici alla solidarietà.
L'offensiva anti-LGBTI+ si inserisce in un contesto più ampio di erosione democratica. A maggio Erdogan ha firmato un decreto per chiudere l'Università Bilgi di Istanbul, prestigioso ateneo liberale, revocandolo solo dopo proteste trasversali di centinaia di studenti. A marzo è iniziato il processo all'ex sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, principale rivale politico, accusato di corruzione e rischia il carcere a vita con 2.300 anni di pena richiesti dall'accusa.
Da quando Erdogan è entrato in carica nel 2014, la retorica anti-LGBTQ+ è cresciuta costantemente. Il presidente, rieletto nel 2024, ha definito la comunità LGBTQIA+ una delle "più grandi minacce" del nostro tempo, contestando le politiche legate al genere come "sforzi globali di non genere" e "tendenze devianti" che "prendono di mira direttamente l'istituzione della famiglia".
Ad agosto 2023 la Turchia ha censurato contenuti LGBTIQ+ su Disney, Netflix e Prime; l'Istanbul Pride dello stesso anno ha visto decine di arresti. Anche il film Queer di Luca Guadagnino è stato censurato. Erdogan ha attaccato anche l'Eurovision, definendolo "corruzione sociale" che "promuove la neutralità di genere e minaccia la famiglia". Più recentemente, 11 attivisti LGBTQ+ sono finiti a processo per "oscenità" e "violazione dei valori familiari" dopo aver pubblicato baci gay sui social.