Difesa d'ufficio o strumentalizzazione? Il caso Muceli

Alessio Muceli, esponente di Fratelli d'Italia, accusa Gayburg di "attaccare i nostri uomini e donne in divisa pur di strumentalizzare episodi del genere". Lo ha scritto in un post pubblicato su X;

Si tratta di un’accusa grave, che tuttavia si sgretola di fronte a una lettura attenta dei fatti e dei messaggi che il politico ha veicolato.
Il punto di partenza della controversia è il rinvio a giudizio di un carabiniere per la morte di Ramy Elgam. Di fronte a questo atto dovuto della magistratura –che mira ad accertare la verità attraverso prove ed evidenze– Muceli ha scelto una posizione netta: il militare avrebbe "fatto il suo dovere" e il processo sarebbe, a suo dire, "scandaloso".
Questa posizione dell'esponente di Fratelli d'Italia appare problematica per varie ragioni. Ad esempio, sostenere che l'indagato abbia "fatto il suo dovere" prima ancora che un tribunale si sia pronunciato equivale a una sentenza di assoluzione emessa via social. È una forma di pressione politica che non rende un buon servizio alla giustizia, né all'onorabilità delle forze dell'ordine, che dalla trasparenza hanno tutto da guadagnare.
Inoltre l'esponente di Fratelli d'Italia tenta di sostenere che il mettere in discussione l'operato di un singolo agente in un caso specifico equivalga ad attaccare l'intera categoria. Si tratta di un cortocircuito logico: crediamo fermamente che il miglior modo di tutelare gli uomini e le donne in divisa sia esigere che chiunque, operando in nome dello Stato, si attenga rigorosamente al rispetto della legge. Chi sbaglia non "sporca" la divisa in quanto tale, ma è il responsabile di un atto che l'istituzione stessa ha il dovere di vagliare.
Non è la prima volta che assistiamo a una gestione del dibattito basata su standard differenti a seconda del contesto. In passato, Muceli ha affrontato fatti di cronaca come quelli di Rogoredo con un approccio populista, invocando fermezza, salvo poi scandalizzarsi quando la giustizia decide di fare il proprio corso in vicende che coinvolgono militari.
Ancora più singolare è la postura assunta dal politico nei confronti di altri processi internazionali: se per i carabinieri invoca lo stop alle indagini, si mostra invece estremamente rigorista quando si parla di contesti esteri, come nel caso di Ilaria Salis in Ungheria, arrivando a chiedere il rispetto di processi che molti osservatori internazionali hanno definito "farsa".
Il tentativo di delegittimare Gayburg accusandoci di "strumentalizzazione" sembra essere, ironicamente, proprio la strategia di chi cerca di polarizzare lo scontro. Utilizzare il prestigio delle Forze dell'Ordine per fare propaganda contro l'opposizione non è difendere la divisa: è usare la divisa per alimentare lo scontro politico.
Noi continueremo a chiedere verità e chiarezza, convinti che la giustizia debba fare il suo corso, senza pregiudizi e senza "scudi penali" garantiti per appartenenza ideologica.