Provita Onlus insiete nel loro attacco ai diritti dei bambini

La guida "Oltre lo sguardo", pubblicata dalla Società Italiana di Pediatria (SIP) e dall'Associazione Culturale Pediatri (ACP) il 15 giugno 2026, è oggetto di una feroce campagna di disinformazioen da parte dell'organizzazione integralista Provita Onlus.
Senza chiarire sulla base di quali presunte competenze il signor Jacopo Coghe vorrebbe insegnare i maggiori professionisti dell'infanzia come dovrebbero svolgere il loro lavoro, è cercando di spaventare il proprio pubblico che l'organizzazione sta tappezzando il web con messaggi allarmistici come questo, volti a chiedere firme di persone prive di competenze pediatriche che vorrebbero chiedere ai professionisti di negare la scienza in ode alla loro intolleranza:

Analizzando i contenuti reali della guida rispetto alle affermazioni contenute nel post, emergono diverse discrepanze e manipolazioni del senso del documento:
1. La natura della guida
Il post di Provita Onlus sostiene che la guida miri a "piegare bambini e famiglie all'agenda LGBT" e che sia uno strumento per promuovere un'unica "strada percorribile" (l'approccio affermativo).
La realtà è che la guida è definita dalla SIP come uno "strumento per migliorare la relazione di cura". Il suo obiettivo è fornire ai pediatri strumenti di riflessione e approfondimento per accogliere bambine, bambini e famiglie nel rispetto delle diverse esperienze, identità e configurazioni familiari, contrastando stigma e discriminazioni che incidono sul benessere psicologico dei giovani. Non è un protocollo clinico prescrittivo, ma una risorsa informativa per favorire un ascolto senza giudizio.
2. Manipolazione del contesto scientifico
Il post di Provita Onlus accusa la guida di ignorare la Cass Review (2024), le dichiarazioni dell'European Academy of Paediatrics (EAP) e l'approccio watchful waiting.
La realtà è che la guida si concentra sull'accoglienza, sul linguaggio e sulla qualità della relazione medico-paziente in un contesto sociale che è già cambiato. Citare approcci clinici specifici o divergenze internazionali (che sono oggetto di dibattito scientifico ampio e in evoluzione) è fuorviante rispetto alla funzione della guida, che non intende sostituirsi a protocolli clinici internazionali sulla gestione della disforia, bensì migliorare la quotidianità del rapporto tra medico e minore.
3. Utilizzo di "spauracchi" ideologici
Il post di Provita Onlus spaccia per pericolosi banali elementi come l'uso di simboli arcobaleno, la modifica della modulistica (genitore 1/2), o l'insegnamento di concetti come "cisnormatività" e "agender".
La realtà è che questi elementi sono presentati nella guida come accorgimenti volti a creare un ambiente di cura inclusivo e non discriminatorio. L'enfasi è posta sul valore delle parole: l'uso di un linguaggio rispettoso e non giudicante è considerato parte integrante della qualità della cura, proprio per evitare che il minore si senta svalutato o escluso già a partire dalla compilazione di un modulo.
4. Il ruolo del pediatra
Il post di Provita Onlus sostiene che il pediatra si trasformi in un "militante attivo" e che lo studio diventi un "laboratorio ideologico".
La realtà è che la guida sottolinea che le persone con identità di genere minoritarie "non sono casi clinici" ma persone che vivono in contesti sociali a volte ostili. Il pediatra, secondo gli autori, deve essere un punto di riferimento neutrale e accogliente per tutti, capace di fare da raccordo tra famiglie e territorio, indipendentemente dalle caratteristiche della famiglia stessa.
In sintesi, il post di Provita Onlus estrapola singoli punti della guida per decontestualizzarli, trasformando una serie di raccomandazioni sull'accoglienza e la comunicazione in un presunto "documento ideologico", ignorando che lo scopo dichiarato dai pediatri è esclusivamente quello di garantire un supporto meno discriminatorio e più professionale ai minori in un panorama sociale mutato.