L’integralismo al contrario: la deriva di Cerno sulla messa in latino


Stiamo assistendo a un singolare cortocircuito culturale. Tommaso Cerno, ideologo populista e direttore de Il Giornale, si è fatto promotore di una crociata per la riabilitazione su larga scala della messa in latino (Vetus Ordo), cercando di accreditare quel desiderata del fondamentalismo cattolico come una risposta moderna e spirituale alle esigenze dei giovani.

È lecito porsi qualche domanda critica su un'operazione che flirta apertamente con i settori più conservatori e integralisti del panorama cattolico.



Cerno tenta di dipingere la liturgia in latino come una ricerca di sacro, ignorando colpevolmente le ragioni storiche e teologiche per cui il Concilio Vaticano II ne ha riformato l'uso. Si nega ostinatamente l'evidenza: per secoli, la celebrazione in una lingua non compresa dalla massa ha trasformato il rito in un automatismo mnemonico. I fedeli erano spettatori passivi di suoni incomprensibili, privati di quella partecipazione consapevole che è il cuore dell’evangelizzazione. Tornare indietro non è "spiritualità", è pura nostalgia estetica che rischia di trasformare la Chiesa in un club elitario, distaccato dalla realtà e dal messaggio originario di inclusione.

Ciò che colpisce maggiormente nella sua narrazione è l'ipocrisia di fondo. Chi oggi promuove con forza un viei integralismo cattolico (che guarda con favore persino ai lefebviani, come evidenziato dalla testata Polonia Christiana) è spesso lo stesso che, su altri fronti, non perde occasione per puntare il dito contro l'integralismo altrui, specialmente in ambito islamico.
Si demonizza il presunto "estremismo" di altre religioni, ma si promuove un ritorno a strutture dogmatiche, chiuse e arcaiche dentro casa propria. È il classico gioco del doppio standard: si condanna il fondamentalismo quando è "diverso", ma lo si eleva a valore identitario quando veste i paramenti sacri della tradizione occidentale.

L’immagine condivisa dallo stesso Cerno sintetizza perfettamente questa visione: una messa solenne, rigida, lontana anni luce dal vissuto quotidiano delle persone. È un’operazione di marketing culturale che confonde il sacro con il fossile. La vera sfida per la fede oggi non è tornare a ripetere formule in una lingua morta, ma rendere il messaggio cristiano comprensibile e vivo nel mondo contemporaneo, non chiudersi in una roccaforte di purismo latino.
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