Secondo Fratelli d'Italia, chi non tifa per gli assassini non sarebbe "perbene"

Pare inaccettabile il recente intervento pubblicato dall'account ufficiale di Fratelli d'Italia in merito al caso di Mario Roggero, il gioielliere condannato per l'omicidio di due rapinatori. Nel loro messaggio, il partito di governo contesta duramente le critiche provenienti dalle opposizioni, sostenendo che la sinistra auspicarebbe la detenzione a vita per Roggero solo perché quest’ultimo viene da loro identificato come un cittadino italiano, una "persona perbene" e un soggetto benestante.
Questa retorica solleva questioni di particolare rilevanza. Associare la rettitudine morale e l'essere una "persona perbene" allo status socio-economico o alla nazionalità di Roggero appare come un’operazione di forte strumentalizzazione identitaria, che tenta di riscrivere il vissuto giudiziario dell'imputato trasformandolo in un simbolo politico. Un italiano bianco, che deteneva illegalmente un'arma di grosso calibro e che in passato minacciò con una pistola il fidanzato della figlia viene elevato a rappresentante della loro parte politica.
Tale impostazione viene rafforzata da una netta contrapposizione, dove il partito accusa la sinistra di ipocrisia, citando presunte vicende passate relative a richieste di clemenza per "terroristi", al fine di squalificare a priori qualsiasi obiezione di carattere giuridico o etico. Ed ovviamente si sostiene che non sarebbero "perbene" quei cittadini che restano convinti che un assassino che ha rincorso due persone e le ha intenzionalmente uccise, debba andare in galera.

Il richiamo esplicito a un articolo di Libero, che invoca un presunto "sentimento di giustizia" superiore alla legge vigente, conferma la volontà di alimentare una distinzione tra legalità formale e giustizia sostanziale, un terreno su cui si gioca gran parte della polarizzazione sul tema della legittima difesa. I critici di questa linea interpretativa sostengono che l’enfasi posta da Fratelli d'Italia sui tratti soggettivi di Roggero rappresenti un tentativo di mettere in discussione il principio costituzionale di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. In ultima analisi, appare evidente come il partito utilizzi questa comunicazione per attribuire alle opposizioni tesi estremiste, alimentando uno scontro ideologico finalizzato a consolidare il consenso della propria base elettorale anziché favorire un dibattito sul merito delle sentenze.