Contro lo Stato di diritto: la pericolosa retorica dell'odio


C’è un profondo controsenso nelle parole di un sostenitore di Vannacci che, pur vivendo da immigrato in Brasile, auspica un’ascesa politica basata sull'intolleranza etnica verso gli immigrati. Si spinge persino a giustificare il pestaggio di persone vulnerabili come il senzatetto aggredito da un militante del partito di Vannacci.
È paradossale sostenere che, in assenza di razzismo e violenza fai-da-te, la società sarebbe vittima di un’ondata di furti. Ancor più se il soggetto vittima dell'aggressione documentata non risulta aver commesso alcun reato.





Questa retorica non è solo contraddittoria, ma estremamente pericolosa. Sostenere che il cittadino possa farsi giustizia da sé, sostituendosi alle istituzioni e imponendo la propria legge privata attraverso la violenza, mina le basi stesse dello Stato di diritto. Considerare la giustizia "malvagia" semplicemente perché applica leggi e diritti universali è un attacco diretto alla convivenza civile.

Quanto alla vicenda riguardante l'inseguimento di Rami, è opportuno chiarire che la critica mossa dalle parti lese non riguarda l'operato in sé delle forze dell'ordine, ma l'ipotesi specifica che gli agenti abbiano agito con negligenza, mettendo a rischio la vita altrui durante l'inseguimento. Infine, resta una domanda scomoda per chi promuove la violenza "di parte": se valesse davvero il principio per cui un cittadino ha il diritto di imporre la propria legge con la forza su chi percepisce come "altro", allora ogni immigrato — ovunque si trovi — sarebbe potenzialmente soggetto alla violenza arbitraria di chiunque si senta legittimato a farsi carnefice in nome della propria ideologia. Quindi, anche i brasiliani dovrebbero poter agire nello stesso modo nei scuoi confronti e picchiarlo perché immigrato?
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