Dalla Bibbia ai fucili: il post del pastore Luigi Carollo


Gesù invitava all'accoglienza, il pastore evangelico Luigi Carollo preferisce incitare ai fucili e alla deriva populista.
Il un post pubblicato sui social, lo troviamo ad elencare una serie di criticità che vanno dal presunto terrorismo allo spaccio in stazione, fino al saccheggio di negozi da parte di gruppi di giovani. La sua tesi è che si dovrebbe puntare il dito contro un presunto vuoto politico e un'accoglienza definita "incontrollata". Insomma, pare quai che essere immigrati venga ritenuto sintomo di criminalità perché sarebbe evidente che sia per colpa loro se dei ricchi italiani vanno a comprare droga da dei poveracci sfruttati dalla malavita italiana.
Ma è la "soluzione" proposta a lasciare senza parole. Al posto di propendere per la promozione del dialogo o la ricerca di risposte strutturali, invoca di misure autoritarie che vanno dalla discesa dell'esercito per le strade al il commissariamento dell'amministrazione comunale.



Il tono è sprezzante e ultimativo: si parla di "amministrazione incompetente" e si chiude con un perentorio "vi dovete arrendere" rivolto a chi difende i diritti e la legalità costituzionale attraverso il confronto pacifico.

Ciò che rende questo genere di esternazioni particolarmente stridente è la palese contraddizione con il mandato spirituale di cui il mittente dovrebbe farsi portatore. Un pastore evangelico dovrebbe fondare la propria predicazione sui valori dell'accoglienza, della compassione, della giustizia sociale e dell'amore per il prossimo, principi cardine del Vangelo.
Invece, nel post in questione, l'accoglienza viene liquidata con disprezzo come un errore da rinnegare, contrapposta a una visione securitaria e fobica che fomenta la rabbia sociale. Si assiste così a una pericolosa inversione valoriale: la paura viene usata come clava politica e il pulpito virtuale viene piegato alla logica della propaganda, dove l'avversario non è più qualcuno con cui confrontarsi, ma un nemico da sconfiggere o a cui imporre la resa.

Ridurre problemi complessi come la sicurezza urbana e l'integrazione a slogan da stadio serve soltanto a polarizzare ulteriormente il dibattito pubblico. Quando la religione si fa megafono del populismo più intransigente, a perdere non è solo la politica, ma lo stesso senso di comunità e umanità che quei pulpiti dovrebbero custodire e promuovere.
Commenti