Salvini tra razzismo, censure e doppi standard

Probabilmente non esiste minoranza o gruppo etnico che non sia stato insultato o offeso da Matteo Salvini. Eppure il ministro dei trasporti non perde occasione per aizzare i suoi hater contro chiunque lo contesti, suscitando il plauso di chi vorrebbe punire il dissenso a colpi di deportazione.

Insomma, prima si sostiene che punire chi commette reati dettati dall'odio omofobico sarebbe liberticida nei confronti di Jacopo Coghe e della sua organizzazione, poi si propone di deportare chiunque contesti un partito che ha fatto del disprezzo verso i mussulmani il suo cavallo di battaglia.
Ovviamente il partito di Salvini cita Tommaso Cerno, che del suo disprezzo verso i mussulmani ne fa vanto. L'articolo elogia il sindaco leghista che ha deciso di negare la cittadinanza ad una donna che se l'era guadagnata (e che viene costretta a pagare sia lo stipendio di Salvini che i fondi pubblici su cui campa Cerno).
L'articolo sottolinea che Salvini è corso a congratularsi con il sindaco e accusa l'iman di non essersi spellato le mani per applaudire ad una simile discriminazione. E gli insulti? Nell'articolo non si cita alcunafrase, ma si tirano in ballo vecchie considerazioni del 2015 che il giornale di Cerno sostiene dovrebbero essere ritenute fantomatici insulti:

Ma tanto il leghista medio non legge: basta citare un iman nel titolone e fare vittimismo per essere certi che il razzista medio verrà spinto all'odio etnico. D'altronde le menti semplici si ongannano con facilità...