Pubblicata la prima lista di politici gay ed omofobi


Ferdinando Adornato, Mario Baccini, il portavoce di Berlusconi Paolo Bonaiuti, il leghista Roberto Calderoli, Massimo Corsaro, il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, Maurizio Gasparri, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, Marco Milanese e Luca Volontè. Sono questi i nomi di presunti politici omosessuali non dichiarati ed omofobi pubblicati oggi dal sito Listaouting. Una lista secca, dunque, di soli nomi e cognomi senza l'aggiunta di prove a sostegno della tesi sostenuta che indica solo esponenti di centro-destra (Pdl e Udc) che votarono per affossare la legge contro l'omofobia.
L'iniziativa era stata annunciata da un gruppo di anonimi (presumibilmente di italiani residenti all'estero) lo scorso 15 settembre, con lo scopo dichiarato nel loro manifesto di voler «far comprendere chiaramente come nel Parlamento italiano viga la regola dell'ipocrisia e della discriminazione». Il tutto su ispirazione di Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, che di fronte ad una bocciatura annunciata della legge contro l'omofobia dichiarò: «Smaschereremo tutti quegli omosessuali invisibili, politici, preti, uomini e donne di potere, che per nascondersi si accaniscono pubblicamente contro le libertà e i diritti delle persone omosessuali».
Un'iniziativa, però, che non ha mancato di spaccare la comunità lgbt italiana fra favorevoli e contrari. Mentre Arcigay condanna la pratica dell'outing, su Internet non è difficile imbattersi in persone che la sostengono a spada tratta. Va ricordato, infatti, che si tratta di uno strumento abbastanza diffuso all'estero e che nel corso degli anni ha portato a smascherare molti casi di politici segretamente omosessuali ma pubblicamente contrari ad ogni tipo di legge pro-gay. L'ultimo in ordine di tempo è il caso di Roberto Arango, un senatore di Porto Rico fra i maggiori oppositori alle nozze fra gay ma colto ad aver pubblicato alcune sue foto osé su un social network per incontri gay. Dopo aver cercato di negare il tutto, il senatore ha poi deciso di rassegnare le proprie dimissioni.
Bisognerà vedere, però, se anche in Italia basterà mettere un politico davanti alle sue contraddizioni (qualora vengano confermate) per metterlo in difficoltà o se l'abitudine alla contraddizione a cui la politica ci ha abituato in questi anni sarà sufficiente a far finire il tutto a tarallucci e vino.
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