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Galan (Pdl) annuncia un ddl sulle unioni gay, ma non si chiameranno matrimoni

Dopo aver manifestato a Piazza Farnese contro le nozze gay introdotte in Francia, in questi giorni c'è chi parla di una possibile apertura alle coppie gay da parte del pdl. Qualche giorno fa Sandro Bondi, coordinatore del Pdl, che ha asserito: «A differenza dell'onorevole Roccella e di tanti miei amici non capisco, proprio non capisco, perché i cattolici debbano fare delle battaglie contro chi invoca il riconoscimento delle unioni fra omosessuali, al di là delle diverse e legittime posizioni sul significato del matrimonio [...] È giunta l'ora che si riconosca il diritto di essere cittadini italiani anche agli omosessuali, garantendogli quei diritti civili che tutt'oggi si vedono negati».
Immediatamente gli ha fatto eco Laura Ravetto, che ha aggiunto: «Il Pdl sia protagonista dell'evoluzione normativa sui temi etici e in particolare sulla disciplina delle unioni civili. La politica deve aggiornarsi all'ormai consolidato comune sentire del Paese reale su queste tematiche».
A frenare l'entusiasmo è giunto Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, che si è espresso a difesa delle frange più omofobe del partito: «Francamente -ha dichiarato- non capisco la tendenza a discriminare chi non si associa all'ondata qualunquista a sostegno delle unioni gay; la pretestuosità di argomenti relativi a diritti negati, quando le norme consentono ampia tutela a ogni tipo di convivenza; e la disattenzione di troppi alla tutela della famiglia così come le norme la definiscono: orientata a vita e nascita dei figli che vengono al mondo per l'incontro tra uomo e donna».
Apertura alle unioni ma non ai matrimoni è stata poi espresso anche da Fabrizio Cicchitto, che ha dichiarato: «Reputo anch'io che le unioni fra omosessuali vadano regolate anche per legge per evitare disparità di trattamenti ma questa regolamentazione non va estesa al matrimonio che va mantenuto nella sua impostazione costituzionale». Poi, sottintendendo un possibile rimando di ogni decisione in merito, ha precisato che ritiene necessario verificare «se questo governo sostenuto da due partiti tradizionalmente nemici e sia in condizione di legiferare su questioni assai controverse».
Ora Giancarlo Galan (in foto) annuncia di voler presentare un ddl di trenta punti (di cui al momento risulterebbe l'unico firmatario) sulla regolamentazione delle unioni far persone dello stesso sesso. Nel suo progetto non si parla mai di "matrimonio" ma solo di "unione omoaffettiva" che, così come nel ddl presentato nella scorsa legislatura da Carlo Giovanardi, consisterebbe in un accordo legale tra due persone dello stesso sesso, da stipulare di fronte ad un ufficiale di stato civile e volto da regolare i rapporti personali e patrimoniali della loro vita.
Tra le prime reazioni c'è quella di Daniela Santanché, la quale si è detta «contenta che si apra questo dibattito» e che «ascolterò la loro proposta di legge». Ma poi ha precisato di essere favorevole solo ai «diritti individuali ma non per quelli di coppia», annunciando che «Non mi risulta che ci sia questa necessità dei matrimoni».
Ma a frenare è anche Giuseppe Fioroni (Pd) che, ospite al programma radiofonico "Un giorno da pecora" ha precisato: «Su questi temi c'è libertà di coscienza, io sono favorevole alle unioni civili e sono contrario ai matrimoni e alle adozioni da parte dei gay. Nella nostra costituzione il matrimonio dice che i figli devono avere un padre e una madre».


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