L'Ordine degli psicologi: «È gravissimo affermare che l'omosessualità sia una malattia da curare»


«È gravissimo che i detrattori della legge anti-omofobia ripropongano, tra le altre, l'idea che l'omosessualità sia una malattia da curare e, di conseguenza, che l'orientamento omosessuale sia da modificare, contraddicendo palesemente quanto, invece, da anni sostiene la comunità scientifica internazionale che, a ragione, ha da tempo rigettato le cosiddette terapie di conversione e riparative». È con queste parole che Giuseppe Luigi Palma, presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi, ha preso posizione contro quella parte del mondo cattolico che in questo periodo sta cercando di creare disinformazione e pregiudizi al solo fine di portare l'acqua al proprio mulino.
«Affermare che l'omosessualità possa essere curata -ha proseguito- o che l'orientamento sessuale di una persona si debba modificare, come recentemente dichiarato dal vicepresidente Unione giuristi cattolici italiani è una informazione scientificamente priva di fondamento e portatrice di un pericoloso sostegno al pregiudizio sociale ancora così fortemente radicato nella nostra società, come dimostrano, purtroppo, i sempre più diffusi fatti di cronaca. Ribadisco, se mai ce ne fosse bisogno che gli psicologi, secondo il Codice deontologico, non possono prestarsi ad alcuna 'terapia riparativa' dell'orientamento sessuale di una persona, bensì collaborare con i propri pazienti nel caso i disagi relativi alla sfera sessuale siano essi avvertiti dagli eterosessuali così come dagli omosessuali».
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