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Ricky Martin: «Avevo interiorizzato l'omofobia»

«Quando tutti ti dicono che sei sbagliato, la società, la tua fede, tutti, la tua fiducia va in pezzi. Ho sfogato la mia rabbia con tutti quelli che erano attorno a me. Ero molto, molto arrabbiato e davvero ribelle. Ero solito guardare i gay e pensare, non sono come loro, non sono così e non voglio essere così, non sono io. Mi vergognavo di me stesso. Ora ripenso al passato, e realizzo che perseguitavo le persone che sapevo fossero gay. Avevo interiorizzato l'omofobia e, pur realizzando che mi stavo confrontando con chi ero veramente, volevo fuggire da tutto ciò». È quanto dichiarato da Ricky Martin in un'intervista a GQ Australia.
Cresciuto in una famiglia molto cattolica, il cantante portoricano ha raccontato quello a cui la repressione spesso conduce: la gelosia della felicità altrui e la creazione di un sentimento omofobo. Parole che dovrebbero far riflettere quanti si ostinano a sostenere che i gay debbano vivere nell'ombra o chi rivendica il diritto a poter fare dichiarazioni discriminatorie finalizzate solo a mantenere in vita questo circolo vizioso.
Per lui la scelta si un coming out pubblico è arrivata nel 2010: l'essere divenuto padre di Matteo e Valentino, assieme al compagno Carlos Gonzalez Abells, lo ha spinto in quella direzione: «Non volevo che crescessero in una casa piena di bugie. O che pensassero che ci fosse qualcosa di sbagliato nell'essere gay», ha dichiarato.


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