Angelino Alfano: «La famiglia è formata da un uomo e una donna che stanno insieme per procreare»


«La famiglia non si tocca. Che a Renzi piaccia o no, per noi la famiglia è quella formata da un uomo e una donna che stanno insieme per procreare». È quanto dichiarato da Angelino Alfano, leader del Nuovo Centrodestra, durante il programma televisivo "In 1/2 ora".
Con il probabile intento di strizzare l'occhio alla parte più omofoba dell'elettorato, Alfano ha voluto chiudere immediatamente la porta a qualsiasi discussione sulle unioni civili proposte da Renzi.
Dal canto suo il nuovo segretario del Partito Democratico si era ampliamente dichiarato «timido» sull'argomento, proponendo nuovamente delle unioni ghetto che non fossero assimilabili al matrimonio. Ma, come spesso accade nel voler puntare in basso, il risultato pare una chiusura anche ad un qualsiasi riconoscimento legale degli affetti dei gay, per di più con una posizione che si preannuncia ancor più chiusa di quella di Giovanardi (ideatore di una proposta di legge che prevedeva dei diritti a pagamento da comprare attraverso contratti privati stipulati dal notaio).
Da notare è anche il tentativo di nascondersi dietro al concetto di procreazione: se Alfano credesse davvero alle sue parole, da domani dovrebbe impegnarsi con tutte le sue forze per annullare i matrimoni celebrati da Santa Romana Chiesa nei confronti delle coppie eterosessuali che non possono o non vogliono procreare... se così non fosse (come non sarà) allora appare evidente che il problema siano i gay e non certo la prole.
Nell'occasione Alfano ha anche dichiarato che «Noi siamo pronti ad accogliere tutti. Se poi mi si viene a dire che il bambino nato in Italia che studia in Italia è italiano, da parte nostra c'è disponibilità». C'è da chiedersi se quella sia un'apertura o una corsa ai ripari dopo che a politica disastrosa degli ultimi anni (che lui stesso ha contribuito a portare avanti) ha portato l'Italia ad essere un Paese così poco appetibile da aver registrato un numero di immigrati nettamente inferiore al numero di italiani che hanno deciso di abbandonato la nazione per cercare lavoro e diritti all'estero.
Se l'apertura è giunta solo a fronte di un calo democratico che sta portando l'Italia ad essere una scatola vuota e disabitata, c'è da chiedersi quanti gay e lesbiche dovranno abbandonare l'Italia prima che il Governo possa interessarsi a loro (anche solo per meri conti economici). In fin dei conti, dinnanzi ad un governo che non perde occasione di sottolineare che i gay sono cittadini di serie b, soggetti agli obblighi ma non ai diritti dello Stato, la scelta di cercare diritti in Paesi più civili non è certo un'ipotesi che tutti vorranno scartare.
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