La Duma ha respinto un emendamento volto ad estendere la legge anti-gay a qualsiasi forma di informazione sul sesso fra i minori


La Duma russa ha respinto un progetto di legge che proponeva l'estensione della legge sulla cosiddetta «propaganda relazioni sessuali non tradizionali» sui minori a qualsiasi tipologia di informazione o documento riguardante il sesso, anche eterosessuale.
La proposta era giunta dalla parlamentare Maria Maksakova-Ingebergs di Russia Unita (il partito conservatore di Putin che detiene la maggioranza dei seggi in Parlamento), pronta a sostenere che il suo intento era di «proteggere i bambini da qualsiasi informazione che possa promuovere la priorità dei rapporti sessuali sui valori della vita, lo sviluppo spirituale ed intellettuale». Il divieto si sarebbe applicato ai media, al cinema e ai siti web... il tutto dando per scontato che un minorenne non-informato rinunci a far sesso piuttosto che praticarlo alla cieca.
Il comitato della Camera «per le donne di famiglia e i bambini» si è opposto, sostenendo che le leggi attuali vietino già la distribuzione di materiale informativo fra i giovani. Poi, senza troppi giri di parole, hanno sottolineato come l'estensione del divieto della «propaganda gay» sarebbe finito con il vanificare il motivo della sua approvazione, ossia il colpire la comunità lgbt per «proteggere le fondamenta dell'istituzione familiare».

Secondo uno studio commissionato nel 2006 dalle Nazioni Unite, nella sola Mosca la prostituzione minorile raggiunge una percentuale compresa fra il 2 e il 2,5%. La Russia orientale, invece, è una fra le principali mete del turismo sessuale di chi è alla ricerca di rapporti sessuali con ragazze minorenni (in particolar modo nella città di San Pietroburgo, curiosamente culla della legge anti-gay). Un documento redatto nel 2010 dal Dipartimento di Stato statunitense sottolinea anche come le autorità russe si rifiutino cooperare con la polizia straniera quando si tratta di investigare su quei casi.
Ed è in questo contesto che la Duma parla di «difendere i bambini» attraverso leggi moraliste che impedirebbero loro di accedere ad informazioni utili per la loro salute, ignorando i problemi ben più seri e drammatici che si preferiscono far vinta di non vedere (magari anche con l'intento di far credere alla popolazione che la pedofilia sia un problema legato ai gay, nonostante tutti i dati ufficiali sostengono l'esatto contrario).
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