Le precisazioni di Massimo Introvigne


In relazione all'articolo "Alla fine la Regione Lombardia ha tentato di avvalorare le screditatissime terapie di riconversione" pubblicato il 18 gennaio scorso, Massimo Introvigne ha chiesto una rettifica in merito alla citazione riportata e a lui attribuita.
Senza la necessità di ulteriori commenti, riportiamo il testo ricevuto. L'unica doverosa precisazione riguarda la fonte della citazione che, come precisato nell'articolo, è stata prelevata da una pagina Facebook gestita da uno dei relatori al convegno (qui in formato immagine) nella speranza che non potesse essere ritenuta di parte. Evidentemente così non è stato.

Sono a chiedervi -ai sensi della normale correttezza prima ancora che della legge sulla stampa, che come sapete la giurisprudenza applica anche ai blog- la rettifica dell'affermazione secondo cui avrei detto al convegno di Milano; «lasciateci aiutare le persone omosessuali che lo chiedono», con conseguente conclusione che «ad Introvigne non dovrebbero essere consegnate nuove vittime».
L'affermazione è diffamatoria in quanto implica che io, sociologo, mi occupi di «aiutare le persone omosessuali», addirittura «vittimizzandole» o «curandole» tramite presunte terapie, ed è costruita su una citazione falsa.
Non faccio nulla di simile: non mi occupo di psicologia, di terapie e a rigore neppure di accompagnamento pastorale.Trovate la registrazione del mio intervento su Radio Radicale e la trovate in video su Maria TV.
La frase cui vi riferite è la seguente: «Se poi invece si vuole impedire a quella frazione di omosessuali che si sentono a disagio con la loro omosessualità di rivolgersi a
Obiettivo Chaire per un accompagnamento pastorale e spirituale allora sì, c'è in giro una malattia, ma non è né l'omosessualità né l'omofobia, è una vecchia malattia e si chiama totalitarismo».
Non ne trovo la versione scorretta sulla pagina Facebook di Adinolfi.
Certamente io difendo la libertà non di «cura» ma di «accompagnamento pastorale e spirituale» di quella «frazione» -una «frazione», insisto- delle persone omosessuali che liberamente si rivolgono ad associazioni come
Obiettivo Chaire perché «si sentono a disagio con la loro omosessualità». E difendo la libertà di Obiettivo Chaire di offrire questo accompagnamento.
Difendo anche -un giro su Internet ve ne convincerà rapidamente- la libertà di predicare le più varie religioni, ci cui però non faccio parte.
Sarebbe come dire che chi difende, in nome della libertà di espressione, la libertà di
Gayburg di pubblicare certi articoli è, per ciò stesso, omosessuale. Io difendo la libertà di Obiettivo Chaire di offrire un accompagnamento pastorale e spirituale, ma non lo offro io e non vi ho mai neppure assistito, così che il riferimento alle «nuove vittime» appare totalmente privo di contenuto informativo ed esclusivamente diffamatorio.
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