Tempi: «Un uomo che vuole sposare un uomo non lo ama, ma lo odia»


All'interno della sua continua propaganda all'odio, il settimanale Tempi ha proposto un articolo della solita Benedetta Frigerio che si spinge fino a scomodare Dante pur di insultare l'amore fra persone dello stesso sesso.
Per trovare una tesi compatibile con l'ideologia che si intendeva propagandare, la Frigerio è dovuta ricorrere all'interpretazione della Divina Commedia fornita da Anthony Esolen, un professore di letteratura inglese al Providence College di Rhode Island. Il perché non si sia scelto un docente di letteratura italiana o un qualche studioso nostrano è presto detto: difficilmente qualcun altro avrebbe accettato di vedere il proprio nome associato a frasi simili.

Si sostiene che Francesca abbia pronunciato la nota frase «Amor, ch'a nullo amato amar perdona» perché «al vero amore sarebbe impossibile resistere, deve per forza essere contraccambiato». Il tutto per arrivare a dire:

Perché Francesca lo afferma? Perché vuole scaricare la sua responsabilità sulle circostanze, negando che la natura umana ci rende esseri liberi dotati di ragione. Ma se si negano la ragione e la libertà, anche la differenza fra la passione, l'attrazione, l'istinto e l'amore scompare. L'amore, infatti, implica il riconoscimento di uno scopo a cui si può scegliere di aderire o meno: si ama davvero una cosa quando si riconosce la sua natura e il suo fine ultimo e lo si rispetta, usandola per il suo scopo. Allo stesso modo, si ama una persona quando si agevola il suo cammino verso la meta per cui è stato creato. Per questo un uomo che vuole sposare un uomo non lo ama, ma lo odia. La natura dell'uomo, infatti, ha il suo compimento nel rapporto con la donna.

Insomma, la premessa è la tesi a cui si vul arrivare, in un discorso autoreferenziale che condanna l'omosessualità partendo dal presupposto che l'omosessualità sia male.

Non si manca poi di dostenere che «la biologia dimostra che l'uomo e la donna sono fatti per unirsi e diventare una carne sola» e che «dicendo che quella omosessuale è un'attrazione irresistibile, si giustifica, come fa Francesca, il proprio egoismo narcisista usando l'altro secondo le proprie voglie. Al contrario, Beatrice si muove verso Dante non per portarlo a sé, ma per condurlo in Paradiso: a conoscere il suo Creatore, Colui per cui Dante è fatto e in cui solo può trovare la sua piena realizzazione».

Il tutto potrebbe essere riassunto in un semplice voler attribuire le proprie discriminazioni ad un presunto volere divino, circondando il discorso con riferimenti vuoti solo per sostenere che anche Dante legittimi quel pensiero. E tutto questo solo per legittimare l'omofobia fra i propri lettori.
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