Dal salone parrocchiale di Imperia, il partito di Adinolfi la spara gossa e promette l'abolizione delle unioni civili



Mentre Gianfranco Amato auspica la morte in una pozza di sangue per qualunque prete non promuoverà i suoi candidati politici dal pulpito delle loro chiese, Mario Adinolfi appare impegnato a basare la sua campagna elettorale sulla promessa di atti di guerriglia contro le famiglie gay.
Dal Salone parrocchiale della Sacra Famiglia di Imperia, è per bocca di Mirko De Carli che il partito di Mario Adinolfi ha illustrato alcuni imbarazzanti punti programmatici che dicono di voler realizzare se mai riusciranno a conquistare l'ambito potere. Il militante adonfolfiniano promette così «l'abolizione della c.d. legge Cirinnà sulle unioni civili trattandosi di una legge dannosa per il Paese oltre che incostituzionale; il recupero della sovranità nazionale ed una rimodulazione dell'Unione Europea affinché l'Europa sia conforme a quella originariamente voluta dai Padri fondatori e non quella instaurata dai Centri di potere economico-finanziari».
Se tra omofobia, xenofobia ed anti-europeismo il partito di Adinofli sembra ormai una brutta copia della Lega di Matteo Salvini, interessante è con quale ferocia di promette l'irrealizzabile giurando che per sua mano si procederà alla sistematica discriminazione dei gay contro il parere di quella Corte Costituzionale che ha indicato nelle unioni civili la garanzia minima che deve essere garantita alle coppie formate da persone dello steso sesso (altro che incostituzionalità!).
Una simile ferocia sarebbe paragonabile solo a chi proponesse la criminalizzazione del divorzio e pretendesse l'immediato annullamento del secondo matrimonio di Adinolfi, magari occupandosi pure di assicurarsi che sua figlia venga considerata orfana e priva di qualunque diritto. Ovviamente si potrebbe fare come l'integralismo cattolico e si potrebbe anche giustificare tale violenza dicendo che è Dio a volerlo, d'altra parte i dogmi integralisti sono chiarissimi nel dire che Adinolfi vive in un costante stato di peccato morale in virtù di come l'unico matrimonio riconosciuto dalla chiesa è il primo... certo, tutto questo sarebbe una violenza e un abuso del sentimento religioso, ma di fatto è quanto lui pare non esiterebbe a fare quando si tratta di minacciare la dignità e la vita altrui.
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