La mozione veneta rinnega tre sentenze costituzionali. Esiste ancora uno stato di diritto o chiunque può imporre ciò che vuole?



Sono ormai anni che la Lega usa il Veneto per promuove odio sociale attraverso patrocini concessi ad organizzazioni impegnate nella promozione dell'odio omofobico. Dunque che senso ha l'approvazione di una mozione in cui si sancisce quella nefasta prassi attribuendo a Massimo Gandolfini il compito di chi debba essere ritenuto famiglia e chi debba essere escluso perché non conforme ai suoi distinguo? Lo ha sempre fatto e non stupisce continuerà a farlo nella più totale noncuranza di come tali aggressioni ai diritti umani finiscano con il danneggiare tangibilmente la vita di quei cittadini che vengono sacrificati nel nome del profitto elettorale di chi vende pregiudizi.

Osservando come il testo della mozione parli di «appoggio a quanti si battono in difesa della famiglia naturale», l'impressione è che lo scopo primario dell'iniziativa sia il subdolo tentativo di modificare la Costituzione attraverso l'istituzionalizzazione di fantasiose definizioni attribuite all'articolo 29 della Costituzione.
Dato che la Carta Fondamentale non prevede alcuna specifica sui sessi dei coniugi nel suo affermare che «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare», allora si cerca di alterare il significato comune delle parole al fine di tentare di sostenere che «naturale» significhi eterosessuale in nome di come Gandolfini giuri su Dio che i gay debbano essere intesi come «contro-natura» in sfregio ad ogni evidenza scientifica.
Il fatto che il leghista Fedriga sia stato molto esplicito nel dichiarare che Gandolfini sia l'espressione dei distinguo familiari che lui intende promuovere a nome del veneto non è di poco conto, dato che la fantomatica «difesa della famiglia naturale» promossa dalla Giunta passerebbe da quel tale che vive un rapporto infecondo con la moglie mentre dice che lui debba essere inteso come «naturale» solo ed elusivamente perché gli piace la patata. Al contrario, due gay non lo sarebbero solo e semplicemente perché se a lui piace la patata e si crede il metro di giudizio ultimo per condannare chiunque non sia fatto a sua immagine e somiglianza, allora è ovvio che loro debbano essere additati come sbagliati.
Da qui si passa alla rivendicazione successiva, ossia il sostenere che le capacità genitoriali deriverebbero solo ed elusivamente da quanto il maschio ami la patata. Dato che a Gandolfini piace, lui può adottare manciate di figli nonostante dichiari pubblicamente che non li tollererebbe mai qualora non si dimostrassero ostentatamente eterosessuali come lui ha deciso debbano essere. Al contempo, chiede si neghi l'adozione a gay che amerebbero i figli incondizionatamente solo sulla base del suo pregiudizio, magari tirando in ballo le solite litanie propagandistiche contro la GpA (rigorosamente spacciata come se riguardasse solo i gay nonostante sia diffusa principalmente tra etero) in una negazione di come sia lui e la sua gente a negare l'adozione sulla base di meri slogan privi di ogni scientificità.
È evidente che arriverà il giorno in cui verrà sancito che tutto questo sia stato ingiusta discriminazione, ma è probabile che Gandolfini non pagherà mai le sue colpe nell'aver distrutto e danneggiato intere vite per pura ideologia.

A questo punto, però, ci sarebbe da domandarsi quanto sia lecito un tentativo di ridefinire in chiave ideologica la Costituzione dopo che la la sentenza 2400 emessa nel 2015 della Corte di Cassazione e la sentenza numero 138 del 2010 e numero 170 del 2014 emesse dalla Corte costituzionale chiariscono inequivocabilmente che non è possibile sostenere che la locuzione «famiglia naturale» possa essere considerato un distinguo sui sessi dei coniugi. Dunque con che diritto un consiglio regionale può cercare di sovvertire tre sentenze emesse dalle più alte Corti italiane?
Ancor più se si considera come i padri costituenti scelsero quella definizione pregiudicare proprio per superare i distinguo introdotti dal fascismo sullo stato di famiglia, ritrovandosi oggi davanti ad una Lega che viene a raccontarci che a loro i distinguo piacciono e sperano di poterne introdurre di nuovi.
Ormai è dai tempi della Bindi che bisogna ripetere le stesse sentenze mentre i politici fingono di non averle capite, ma qui la situazione sta diventando patetica oltre che estenuante.
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