Adinolfi: «Che ci sta a fare la Lega se non è in grado di impedire il contrasto alle discriminazioni contro i gay?»



Mario Adinolfi torna a raccontare che i ragazzi gay non meritano alcuna protezione e che gli specialisti medici non dovrebbero perdere tempo a informarsi su tematiche che non siano espressione della sua ostentata passione per le donne (e per le loro vagine).
L'ennesimo proclamo di incitamento all'odio omofobico giunge dalle pagine di un sito chiamato "Lo Speciale", il quale prende spunto da uno dei soliti articoli di incitamento all'odio pubblicati da "La Verità" di Maurizio Belpietro per attaccare con inaudita violenza il progetto di formazione dei medici e degli operatori sanitari sulle tematiche lgbt. Presumibilmente facendo leva sulla diffamazione promossa da Silvana De Mari contro il Mieli di Roma, si lamentano che i medici andrebbero «a lezione dalle associazioni arcobaleno, compreso il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli». Dicono anche che sul quotidiano di Belpietro «si legge di soldi pubblici per pagare corsi LGBT a psicologi e psicoterapeuti, operatori di consultori e mediatori familiari» e se ne escono col loro sostenere sia doveroso chiedere un commento ad un omofobo professionista come Mario Adinolfi.
Non solo. Il sito sostiene pure che imprecisate associazioni da loro definite «pro life» si lamenterebbero che corsi di formazione sarebbero il «nuovo pensiero unico sanitario», forse sostenendo che un chirurgo non dovrebbe formarsi su come fare un'operazione a cuore aperto perché altrimenti sarebbe allineato ad altri, così come un medico dovrebbe poter liberamente decidere se dare un'Aspririna contro la febbre o se fare un rituale contro il malocchio quale espressione della sua presunta «libertà di pensiero».
Tragicomico è come a come a parlare di quei corsi come di una «iniziativa del mondo lgbt con soldi Unar» sia un sito che dichiara di ricevere «contributi statali diretti», ossia soldi dei cittadini che finanziano tizi che lamentano come lo stato finanzi anche iniziativa a beneficio di altri cittadini (nonostante il cambio di nome, nel solo 2014 avrebbero intascato ben 54.048,29 euro di denaro pubblico).

Poste le premesse, passiamo all'intervista. Forse incapace di comprendere la domanda, davanti a semplici corsi di formazione che mirano rafforzare le conoscenze e competenze teorico pratiche sull'omosessualità e la transessualità da parte degli operatori socio-sanitari al fine di contrastare eventuali pregiudizi che possono interferire coi pazienti lgbt, lui se ne esce dicendo:

Innanzitutto andrebbe ricordato che l’Unar è un dipartimento della Presidenza del Consiglio. Questo significa che l’iniziativa ha un timbro governativo. A questo punto non posso non notare la distanza siderale fra le parole pronunciate in più occasioni dal ministro Fontana, che ha ribadito come l’unica famiglia riconosciuta dalla legge debba essere quella naturale fondata sul matrimonio fra un uomo ed una donna, e i fatti concreti, come dimostra lo stanziamento di fondi governativi per questa finalità. La prima domanda che mi pongo è: la Lega che ci sta a fare al governo?

Sembra follia, ma non si capisce come il suo sogno di veder istituzionalizzati distinguo fascisti in termini di famiglia abbia a che fare con la formazione degli operatori socio sanitari, così come a dir poco delirante è il suo sostenere che la Lega abbia il dovere di promuovere omofobia e di togliere protezioni ai bambini che risultano a lui sgraditi in virtù dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere.
E se l'intervistatore gli dà pure corda cercando di difendere l'omofobia di Fontana col suo dire che «forse ci sta da troppo poco», Adinolfi se ne torna a tirare in ballo argomenti a casaccio. L'integralismo pare un disco trotto nel suo continuare a dire che Fontana avrebbe dovuto eliminare ogni libertà personale e ogni diritto civile potesse riguardare le persone lgbt:

Non vuol dire nulla. La verità è che qui non si ha il coraggio di prendere provvedimenti drastici. Non si prendono quando il Comitato nazionale di Biotetica rende prescrivibile il farmaco che serve a bloccare la pubertà nei bambini di dieci anni e non si prendono di fronte ad interventi come quello dell’Unar. Che senso hanno le dichiarazioni di Fontana, il rosario sbandierato da Matteo Salvini se poi non sono in grado di impedire tutto questo? Esiste davvero la volontà di fare qualcosa per tutelare la famiglia naturale o sono soltanto chiacchiere? La mia impressione è che da una parte ci siano gli slogan, dall’altra i negozi di cannabis light che non vengono chiusi nonostante l’Istituto superiore di Sanità dica che la sostanza è nociva. La Lega è brava a lanciare parole d’ordine anche condivisibili, ma poi prontamente ad ogni dichiarazione di Fontana corrisponde un intervento contrario del grillino Spadafora a sostegno del gay pride e della legge sulle unioni civili.

Siamo praticamente alla frutta. Adinolfi sostiene che lui non si senta valorizzato nella sua ostentata eterosessualità e nella sua sbandierata passione per la penetrazione bareback delle rispettive madri delle sue figlie qualora non si vieterà la formazione del personale sanitario. Se il bambino non rischierà di finire nelle mani di personale disinformato e colmo di pregiudizi, lui non capisce a cosa serva la Lega.

Nonostante i gay debbano pagare le scuole per le figlie di Adinolfi e ogni altro privilegio si sia arraffato con i suoi molteplici matrimoni, Adinolfi inizia a sbraitare che lui non tollera si possano finanziare progetti rivolti ad altri. Ed è così che aggiunge:

Perché l’Unar rischia di trasformarsi in un centro di distribuzione di denaro pubblico per le tasche di queste associazioni, una specie di bancomat per le realtà della galassia Lgbt. Per questo noi del Popolo della Famiglia ne abbiamo più volte chiesto l’abolizione. Oggi invece di smantellarla, ci troviamo con nuovi fondi da destinare alle solite associazioni. Non dimentichiamo che dell’Unar si sono anche occupate le cronache giornalistiche, ricordiamo le inchieste de Le Iene. Ci sono finanziamenti pubblici che arrivano al mondo Lgbt da ogni parte, comuni, regioni, fondi europei, ministeri, e ora anche dal dipartimento della Presidenza del Consiglio in continuità con i governi di centrosinistra. Mi viene il sospetto che queste realtà sopravvivano proprio grazie ai soldi dei contribuenti italiani attraverso la presentazione di progetti, decisamente discutibili, come questo.

Curioso è come Adinolfi dica che l'iniziativa sarebbe discutibile anche se pare non sia stato capace di porre una sola "argomentazione" a sostegno della sua tesi, quasi ritenesse basti legittimare l'omofobia per ottenere il plauso di quei pochi seguaci che gli sono rimasti fedeli dopo l'abbandono di Gianfranco Amato.
Ed è dopo questo delirio che annuncia che lui si candiderà alle europee e che crede che il suo partitino possa essere definito «una struttura organizzativa solida su cui il mondo politico cristianamente ispirato può fare affidamento». Anche in questo caso non chiarisce cosa diavolo avrebbero da fare i cristiani con una partito che pare fondarsi esclusivamente su un culto dell'odio omoofobico.
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