Foa-bis. La Rai di Salvini và al padre di chi è pagato per fargli propaganda



Matteo Salvini ha detto che voleva Marcello Foa alla guida della sua Rai ed è stato chiaro che l'avrebbe fatto anche contro il parere della commissione di vigilanza. E così sarà. Dopo il vertice privato svoltosi tra il leader del carroccio e Silvio Berlusoni, il leghista ha ottenuto il lasciapassare di Forza Italia alla nomina del padre di quel neolaureato che ha provveduto ad assumere nel suo ufficio di propaganda e che, rigorosamente a spese degli italiani, si occupa promuovere la sua immagine sui social network e di creare tutti quei messaggi di insulto che il vicepremier è solito riservare ai dissidenti.
La candidatura di Foa era stata supportata anche da una petizione organizzata dalla CitizienGo dello spagnolo Ignacio Arsuaga con il supporto della lobby di Massimo Gandolfini, certo che un uomo che dice di credere nel "gender" e che non ha mai nascosto il suo disprezzo contro i gay potrà dare la differenza per promuovere le istanze dei fondamentalisti. Di certo non è rassicurante sapere che il servizio pubblico nelle mani di un sovranista, anti-europeista che non solo inneggia al "family day", ma va anche in giro a dichiarare che i gay vogliano insegnare ai bambini che si possa «scegliere» l'orientamento sessuale e che il fondamentalismo voglia «scongiurare una pericolosa, assurda, folle manipolazione sociale, volta a inibire la propria naturale sessualità e la forma più ovvia, elementare, naturale di associazione tra umani: quella della famiglia con un padre e una madre. Una normalissima famiglia eterosessuale».


Per comprendere come la decisione rischia di danneggiare la credibilità italiana nel mondo basterebbe anche solo osservare come il Guardian ne dà notizia:


L'articolo descrive Foa come «un giornalista euroscettico che ha spesso condiviso storie che si sono dimostrate essere false» Spiega come detenga «anche posizioni anti-gay, anti-immigrazione, anti-vaccino e pro-Russia, ed è stato nominato dalla coalizione di governo di estrema destra nonostante le preoccupazioni da parte di giornalisti e sindacati».
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