Il Tempo: «L'arresto del sindaco di Riace è una goduria pazzesca. Basta buonismo verso gay e immigrati»



I redattori de Il Tempo raccontano di provare eccitazione sessuale davanti all'arresto del Sindaco di Riace, forse eccitati da un Matteo Salvini che a fini elettorali sbraita insulti contro fantomatiche «toghe rosse» mentre i giudici non solo gli danno il permesso di tenersi i 49 milioni di euro che il suo partito ha rubato agli italiani, ma gli offrono pure gli arresti domiciliari per il sindaco che proponeva un modello di integrazione, studiato in tutto il mondo, che risultava in grado di sbugiardare la sua propaganda. Di questo passo, tra non molto l'Ungheria di Orban verrà ritenuta un Paese liberale se confrontato con l'Italia leghista.

Ricorrendo ad un linguaggio tanto violento quanto volgare, è il prima pagina che il quotidiano della destra romana scrive:

Che facce di bronzo (di Riace). Che paraculi. Che opportunisti questi manettari neo garantisti. Ma che goduria è vedere i giacobini da tastiera, i prof antimafia, tutto quel minestrone sinistro allo sbando difendere il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, simbolo dell’integrazione con la maglietta rossa, ai domiciliari per questioni di migranti e di rifiuti.
Una goduria pazzesca perché la patetica rincorsa a prendere le parti di quest’uomo, che noi per primi speriamo essere innocente, ridicolizza una volta di più quel mondo che noi disprezziamo dal più profondo del cuore perché infame coi nemici in disgrazia quanto indulgente con gli amichetti nei guai. Una goduria gli attacchi di Saviano ai magistrati, i rosicamenti della Boldrini, gli sfigati antagonisti dell’Esquilino con le mani pittate di rosso sangue, i partigiani, l’Arci, la Fiom, don Ciotti, De Magistris, mezzo Pd, Beppe Fiorello. Continuate così, fatevi del male, fateci godere. La gente non ne può più di voi. Lo capite sì o no?

Come prassi della peggior propaganda, lo sboccato articolista si auto-attribuisce il ruolo di rappresentante supremo del pensiero popolare, ritenendosi legittimato ad insultare sguaiatamente chi osa non inchinarsi a quel razzismo a quell'intolleranza che ci dice lo facciano eiaculare.

Ma dato che al peggio non c'è mai fine, è tra i numerosi articoli contro il sindaco di Riace che Il Tempo cerca di promuovere anche l'idea che i gay debbano essere odiati quanto gli stranieri A pagina quattro troviamo un articolo in cui sostengono che la Rai dovrà buttare via la fiction con Beppe Fiorello che raccontava la storia di integrazione e di vita della cittadina calabrese, anche se non si capisce in che modo delle accuse tutt'altro che provate dovrebbero sminuire il suo lavoro dato che nelle carte nessuno prova a sostenere che abbia mai agito per fini personali. Poco sotto ci piazzano un articolo intitolato: "Gay, immigrati e derelitti. In tv si fabbrica la melassa".
Se è abbastanza evidente che i poveri non piacciono a quelle le destre che arrestano chi cerca cibo fra la spazzatura o multano chi fa l'elemosina, preoccupa il fatto che i gay vengano inseriti nell'elenco dei "nemici" su cui vorrebbero che Salvini passasse sopra con la sua ruspa.

Si parte col sostenere che Saviano abbia sempre torto e che la Rai abbia promosso una «propaganda immigrazionista» dato che i migranti non venivano dipinti come persone malvagie anche se la loro redazione ama dipingerli in quel modo a fini propagandistici. Poi, cercando di tirare in ballo ogni più perversa forma di discriminazione, se la prendono pure contro i gay solo dopo aver cercato di promuovere una falsa contrapposizione tra religione ed orientamento sessuale. Scrivono:

Se l'ambientazione cattolica nella tv di Stato (e non) non è mancata mai, il "contraltare", nel senso letterale del termine, è stato fornito dall'impennata dei riferimenti gay-friendly pagati con i soldi dei contribuenti. Dall'insospettabile apertura in "Mio figlio" di Landi Buzzanca -icona cinematografica della destra- nelle vesti di un commissario che scopre e infine accetta l'omosessualità del figlio, alle scene di sesso gay in prima serata nella serie "I medici".

Se all'articolista bisognerebbe ricordare che anche i gay pagano le tasse e che non è rilevante come lui vorrebbe potersi appropriare delle loro tasse per finanziare solo i propri affari (quasi non bastasse come pretendano che i gay paghino la scuola ai loro figli con i loro contributi quando l'ideologia del disprezzo da loro promossa dovrebbe portarli a dirgli che se hanno voluto ingravidare le loro moglie sono sono solo affari loro e che non devono venire a casa nostra a romperci le scatole con i loro bisogni), da voltastomaco è la conclusione a cui mira:

Antesignana, comunque, è stato "Butta la luna": fiction "pedagogica" in cui la campionessa di colore Fiona May interpretava un'immigrata costretta alle peripezie dell'integrazione dopo essere stata abbandonata dal marito italiano. Lieto fine? «Peggio: banale», come spiega a Il Tempo il sociologo Nuccio Bovalino secondo il quale nella massiccia produzione di fiction imperniate sui temi della discriminazione e della diversità «si evince la volontà di educare e di alimentare una morale chiara in cui sussidiari sono anche i temi religiosi». È qui, in questo spazio immaginario, che lo spirito del tempo «progressista e pseudo-manitarista» convive con la dimensione ultracattolica. Retaggi, conclude il sociologo, «di una vulgata cattocomunista che tarda a darsi per vinta».

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