Povia alla festa della Lega: «Molti psicologi mi hanno ringraziato per la mia "Luca era gay"»



Apprezzatissimo da Matteo Salvini per le sue canzoncine populiste contro i migranti, Giuseppe Povia è stato l'ospite d'onore alla festa della Lega ad Ascoli Piceno. Omofobo, antieuropeista, sovranista, secessionista e razzista, il cantautore pare quanto di peggio potesse essere propinato al pubblico in un Paese civile. Eppure la Lega lo ha raccattato da quei concerti che lo vedevano al seguito di Gianfranco Amato durante convegni di promozione omofoba, motivo per cui è l'attivista Raniero Bertoni ad essersi offerto di seguire dal vivo l'evento per riportare quanto sostenuto dall'improponibile strimpellatore.

Nonostante il concerto fosse parte della tre-giorni leghista che avrebbe dovuto coinvolgere anche le vicine provincie di Fermo e Macerata,il pubblico era alquanto sparuto. Solo grazie al palco posizionato in mezzo al viavai del centro cittadini e alla partecipazione gratuita, è sul finire che Povia è riuscito a raccattare alcune decine di persone davanti a sé.
Raniero ci spiega che il cantante ha premesso che lui non farebbe politica, anche se poi non c'è stata alcuna sua affermazione che non avesse un risvolto politico o non fosse cavallo di battaglia delle destre. Dopo averla presa alla larga con le sue canzoncine sui bambini che fanno oh, è parlando rapidamente di amore e di amicizia che si è tuffato nella più pura propaganda.
Le sue invettive contro i gay sono state circoscritte a due canzoni specifiche, presentate con proiezioni di filmati tratti dalle slide propagandistiche di Gianfranco Amato e i suoi soliti cartelli non-sense che iniziò ad esibire durante Sanremo 2009.

La prima è "Dobbiamo salvare l'innocenza", preceduta da una'arringa volta a a demonizzare i gay e il loro desiderio di genitorialità. Quasi a voler spiegare come i suoi slogan siano contro i gay e non contro gli specchietti per le allodole usati dalla dialettica fondamentalista, il cantante ha spiegato che lui non si fa problemi quando delle coppie eterosessuali ricorrono alla "gestazione per altri" se non possono avere figli, ma non la tollera nel caso di «coppie omosessuali maschili».
Ha raccontato che quei cattivoni dei gay «mercificano e sfruttano» la donna e fanno portare avanti la gravidanza a ragazze che «solitamente sono di un paese sottosviluppato».  Peccato che gli Stati Uniti e il Canada siano gli unici stati che offrono la GpA anche alle coppie gay e non li si può certo definire paesi del Terzo Mondo. Povia ha poi giurato che i gay metterebbero da parte dei soldi per «comprare» ovuli, donne e bambini. E se il bambino «non è come dicono loro», a suo dire «le fanno abortire».
Praticamente sono semplificazioni della propaganda di Amato, aggravate da come le spacciasse a nome di un partito che è al governo.
Se la libertà di opinione garantisce a chiunque di poter avere la propria opinione sulla GpA, nulla giustifica i toni con cui Povia si è messo a descrivere i gay uomini (a quanto pare ce l'aveva solo con loro) nel tentativo di attribuire all'intera categoria una valenza sinistra e malvagia, quasi volesse muovere il pubblico al loro linciaggio.

Quale canzone di fine concerto, Povia se n'è uscito col suo aberrante "Luca era gay" dedicato a quelle fantomatiche "terapie riparative" dell'omosessualità che risultano provata causa di numerosi adolescenti spinti al suicidio.
Nella sua premessa, il cantante l'ha spacciata per un testo di vita vissuta e se n'è uscito sul palco con un cartello con scritto "Non importa come sei, importa ciò che vuoi" quasi volesse sostenere che l'orientamento sessuale possa essere messo da parte per conformarsi al volere dei fondamentalisti.
Surreale è anche come Povia abbia raccontato ai presenti che molti psicologi lo avrebbero ringraziato dicendogli: «Hai scritto in quattro minuti quello che noi non riusciamo a dire da trenta anni». Quindi, in definitiva. la canzone è stata presentata come una sorta guida alla "salvezza" dall'omosessualità.
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