Provita sostiene che gli omofobi rumeni siano stati discriminati nel loro tentativo di introdurre la discriminazione nella Costituzione



Toni Brandi dice che la sua sconfinata omofobia debba essere ritenuta una «libertà di pensiero» e che sarebbe lecito approvare leggi che vietino la possibilità di pensarla diversamente da lui. Il suo dirsi contrario ai matrimoni gay non si esaurisce con la sua libertà di poter decidere di non sposare un gay, sconfina nel pretendere che ai gay sia vietato poter vivere liberamente la propria vita perché lui vuole imporgli il suo volere.

Sostenendo che il governo rumeno stia limitando la campagna omofoba che mira a vietare costituzionalmente il matrimonio egualitario, è sottolineando il loro essere di estrema destra che l'organizzazione Provita Onlus scrive:

Tremate, tremate, è tornata la censura, colpa del referendum sulle unioni gay in Romania se sembra di essere tornati indietro di quasi 30 anni [...] Il Comitato per l'iniziativa dei cittadini, la Coalizione per la famiglia e la Piattaforma dei cittadini hanno unito le forze per condannare con forza l'azione illegale delle autorità rumene, autorità che starebbero opponendosi al diritto dei cittadini di proseguire la campagna degli anti-Lgbt in vista del referendum nazionale del 6 e 7 ottobre 2018.
Sembra di vivere un déjà-vu, con il controllo della cultura e della vita sociale ad opera del comunismo, caduto nel 1989 ma la cui mentalità resta viva e vegeta, recuperata da nuove filosofie e nuove ideologie.

Se Provita Onlus non spiega di cosa stia parlando, sottolinea candidamente come l'iniziativa sia dichiara contro i gay. E piagnucolano pure che non si sentono liberi di danneggiare intere vite per sadismo o rigurgiti nazisti. Ha ragione l'articolo: certe ideologie non muoiono mai e Brandi ne è la prova.

Chiedendo che i parroci siano lasciati liberi di delinquere a danno del prossimo, aggiungono:

Lo dimostra il caso del 29 settembre, accaduto nella città di Braila, dove la polizia ha smantellato una bandiera posta in un cortile della Chiesa e sanzionato il parroco. Un incidente preoccupante, se si pensa che la polizia non può agire discrezionalmente all'interno dei locali di una casa privata o di una Chiesa senza una motivazione legale precisa e coerente con il caso. Né si può vietare la libertà di espressione, a meno che non si viva in un regime.

Stando alla loro teoria , un prete che stupra una bambina in canonica non dovrebbe poter essere arrestato perché è a casa sua. E magari sarebbero pure capaci di sostenere che la si debba ritenere una "libertà di espressione"...
Curioso è anche come, per la seconda volta, l'articolo ometta i fatti per lanciare invettive immotivate. Non sarà che vogliano nascondere qualcosa?

Si passa così a sostenere che l'odio omofobico abbia il diritto di impossessarsi dei simboli nazionali per usarli a proprio piacimento in un vero e proprio vilipendio (un po' come se Brandi decidesse che il tricolore debba affiancare una sua qualche battaglia contro il contrasto al femminicidio):

Gli interrogativi sono tanti altri, poi. Le autorità hanno anche disposto che agli “oppositori” delle unioni civili gay sia vietato di utilizzare i colori della propria bandiera nazionale nell'immagine della campagna referendaria, oltre che avere impedito di avere libero acceso nelle trasmissioni televisive.

Chiude il piagnisteo di chi si dice discriminato perché non può discriminare:

Restano quattro giorni di campagna ancora, ma se ai cittadini rumeni e alle loro organizzazioni civiche sono vietate le campagne libere e senza discriminazioni, chi sono i veri discriminati secondo voi?
Per questo ieri in conferenza stampa il Comitato ha denunciato i fatti sopra descritti, sottolineando che la loro non è una campagna politica e non è una campagna elettorale e che quindi non è riconducibile al campo di applicazione della legge 208/2015. Altrimenti significa che i cittadini non hanno diritto a una campagna equa e informativa, mentre i politici sì. Ecco la censura 2.0 nei Paesi post-comunisti, ed ecco la vera discriminazione.

Quindi, ricapitolando, se un gruppo estremista che può contare sull'appoggio della chiesa ortodossa non può inneggiare a leggi contro le minoranze in una violazione delle leggi rumene, quel gruppo sarebbe da intendersi come «discriminato» anche se in ballo ci sono solo le vite che vorrebbero fossero danneggiate per mero pregiudizio.
1 commento