Reggio Emilia, approvata la mozione che condanna il gruppo diocesano che vuole "curare" i gay. Avvenire: «È invasione di campo»



Con i voti contrari di Forza Italia, Fratelli d’Italia e civici di destra, nonché con l'astensione di M5S e cattodem del PD, il Consiglio Comunale di Reggio Emilia ha approvato una mozione che condanna i corsi organizzati in città da Courage Italia.
Partendo dal presupposto che l'omosessualità debba essere ritenuta "sbagliata" e che i gay debbano essere paragonati a degli alcolizzati, il gruppo di sedicenti "cattolici" propone corsi di "rieducazione" agli omosessuali che faticano ad accettare sé stessi, proponendo loro il metodo dei dodici passi degli alcolisti anonimi. La loro promessa è che i gay posano "diventare" eterosessuali o che possano essere aiutati a praticare una castità estrema qualora non siano conformi ai gusti sessuali del loro aguzzini.
La mozione (qui il testo) condanna l'operato di «associazioni che nel nostro territorio comunale vogliono far apparire l'orientamento omosessuale come un difetto o un problema da cui doversi liberare o curare» nonché «a valutare se negli obiettivi perseguiti e nei metodi praticati da tali associazioni possano esistere profili di rilevanza penale».
Il Nodo di Raccordo Antidiscriminazione del Comune di Reggio Emilia si è anche offerto di raccogliere le testimonianze di quanti abbiano frequentato questi corsi o che abbiano informazioni al riguardo.

A protestare per la decisione è il quotidiano dei vescovi italiani. In un articolo firmato dal direttore Luciano Moia, Avvenire parla di «una sorprendente invasione di campo della politica in un ambito in cui pastorale e teologia hanno avviato un difficile e coraggioso processo di riflessione».
In una implicita benedizione di quelle fantomatiche "terapie riparative" che la scienza ufficiale riconosce come provata causa di numerosi adolescenti spinti al suicidio, Avvenire incalza:

Domanda inevitabile all’indomani del documento approvato dal Consiglio comunale di Reggio Emilia contro l’Apostolato Courage che, com’è noto, «offre accompagnamento spirituale alle persone con attrazione per lo stesso sesso». Courage, fondata 40 anni fa dal cardinale Terence James Cooke, allora arcivescovo di New York, è impegnata con 125 circoli in decine di Paesi del mondo. In Italia, oltre a Reggio Emilia, è presente nelle diocesi di Torino, Milano, Roma e Altamura- Gravina-Acquaviva delle fonti. Ma secondo la mozione approvata l’altro ieri a Reggio Emilia, si tratta di una realtà omofobica che rappresenta un grave rischio per il benessere pubblico. Da qui l’impegno di sindaco e giunta ad «esprimere la distanza dell’amministrazione e della comunità rispetto ad associazioni che vogliono far apparire l’orientamento sessuale come un difetto o un problema di cui doversi liberare e curare».

In un passo che pare voler sostenere che il dirsi opinabilmente "cristiani" dovrebbe garantire impunità a chi delinque e compie atti contro la vita e la dignità altrui, Moia sembra fare ironia nell'asserire:

Non solo, nel testo c’è anche l’invito «a valutare se negli obiettivi perseguiti e nei metodi praticati possono esistere profili di rilevanza penale e, in caso affermativo, ad attivarsi affinché tali comportamenti vengano sanzionati dalle autorità competenti». Richiesta decisamente sproporzionata rispetto alle proposte di Courage che con il metodo dei “dodici passi”, preso a prestito dagli alcolisti anonimi, si limita ad offrire un’alternativa a coloro che vivono con disagio il proprio orientamento sessuale.

Dunque, per il quotidiano dei vescovi, non ci saprebbe alcun problema nel porsi davanti ad un naturale orientamento sessuale attraverso un approccio pensato per una patologia come l'alcolismo. E forse il problema non lo vogliono vedere dato che Moia si affretta a sostenere che l'operato della "sua" Courage dovrebbe essere valutata sulla base delle loro auto-assoluzioni e non sul piano oggettivo:

Ora, a parte che Courage ha da tempo preso le distanze contro le terapie riparative, è lecito chiedersi se un consiglio comunale sia l’organismo adeguato per valutare un tema controverso e che fa discutere lo stesso mondo scientifico, tutt’altro che concorde nello sforzo di individuare le radici genetiche, psicologiche e sociali dell’orientamento sessuale.

E se è pur vero che per motivi di convenienza Courage Italia non usa mai le parole "terapia" o "malattia", è sul loro sito che leggiamo frasi come: «Le persone con desideri omosessuali sono sempre state tra noi, tuttavia, fino a tempi recenti l’impegno formale della Chiesa in termini di gruppi di sostegno o d’informazione per tali persone è stato poco se non nullo. La maggior parte di queste persone sono state lasciate sole a cercare una via. Come risultato si sono trovate ad ascoltare ed accettare il punto di vista della società laica e scegliere di agire le pulsioni per lo stesso sesso».
Ed ancora, alla voce “Il nostro metodo”, affermano la loro convinzione sulla possibilità di adottare «l’uso dei Dodici Passi in relazione a programmi ed attività che sono modellate su A.A., ma che trattano altri problemi, non ne comporta il riconoscimento». Se l'italiano non è un'opinione, propongono di svolgere attività che portino le loro vittime a ritenere che la loro natura sia «un problema».

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Nella foto: Dario De Lucia, primo firmatario della mozione.
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