Il Comune di Verona regala libri revisionisti di estrema destra alle scuole



È l'assemblea Verona 17dicembre a denunciare l'ennesimo tentativo di colonizzazione ideologica da parte delle lobby fondamentaliste di estrema destra. Attraverso un comunicato, è attraverso la voce di alcuni docenti che spiegano:

Apprendiamo dagli organi di stampa che l’amministrazione comunale di Verona, attraverso l’assessore all’istruzione Stefano Bertacco, ha deciso di donare alle biblioteche di tutti gli istituti superiori di Verona una copia del libro a fumetti “Sergio Ramelli. Quando uccidere un fascista non era reato” realizzato da Paola Ramella e Marco Carucci. La decisione accoglie l’invito contenuto nell’ordine del giorno presentato dal consigliere comunale Andrea Bacciga della Lista Battiti. Senza voler in questa sede entrare nel merito della vicenda di Sergio Ramelli, il giovane esponente del Fronte delle Gioventù che, aggredito e pestato da un gruppo di militanti di sinistra il 13 marzo 1975, morì dopo oltre quaranta giorni di coma, rileviamo che si tratta dell’ennesimo episodio di un copione ormai consolidato, all’insegna del revisionismo e di un uso politico e strumentale della storia. È una prassi che prosegue da parecchi anni, ma che in questi ultimi tempi a Verona, da quando si è insediata l’amministrazione marcatamente di destra guidata dal sindaco Sboarina, ha assunto un’intensità e una spregiudicatezza preoccupanti.

Ricordiamo qui solo gli episodi più recenti e particolarmente gravi.
  • Il 19 gennaio, in concomitanza con l’anniversario della morte di Jan Palach, lo studente ceco che si diede la morte durante la repressione della primavera di Praga, la trasformazione della memoria di quegli eventi in una celebrazione ultra nazionalista concretizzatasi con il patrocinio dell’amministrazione ad una serata di concerti di gruppi musicali apertamente di estrema destra.
  • In occasione della Giornata del Ricordo dedicata alle foibe l’amministrazione ha fatto propria la mozione del consigliere Bacciga che di fatto impone come unica versione accettabile e divulgabile di quelle vicende quella espressa dagli ambienti culturali e politici neofascisti. Anche in quel caso sono state coinvolte le scuole, diffondendo un libro e una mostra sull’argomento dai contenuti quanto meno discutibili.
  • Pochi giorni fa è stata la volta della Festa del 25 aprile essere oggetto di un’altra mozione proposta dal consigliere Bacciga; mozione che impegna il comune di Verona a spendere la medesima somma destinata alla celebrazione del 25 aprile per finanziare convegni storici che ristabiliscano in modo “oggettivo e imparziale” la verità storica del periodo 1943-45. Inequivocabile l’obiettivo dell’operazione: da un lato, delegittimare il 25 aprile, considerata ricorrenza “di sinistra”, “divisiva e unilaterale”, e tutto ciò che essa rappresenta - la liberazione, l’antifascismo, la Resistenza -, dall’altro, riabilitare la Repubblica Sociale Italiana e chi vi aderì e la sostenne. Molti altri sono gli episodi simili potrebbero essere richiamati.

Come docenti della scuola pubblica ci preme ribadire che non spetta all’amministrazione comunale decidere quali libri devono essere presenti sugli scaffali delle biblioteche scolastiche. Compete invece agli organi scolastici a ciò preposti, autonomamente e democraticamente scelti dai singoli istituti. Tantomeno tocca all’amministrazione comunale stabilire quali tesi storiografiche debbano essere divulgate nelle scuole veronesi. La storia non può essere tirata per la giacca a seconda della convenienza delle forze politiche che, in un determinato momento, sono alla guida della città o del Paese. Le vicende storiche, specie quelle più complesse e drammatiche, devono essere oggetto di approfondimento, di studi, di ricerche, di dibattiti, non di strumentalizzazioni a fini politici. Così come le foibe e la Resistenza, anche la contrapposizione politica, spesso violenta, degli anni Settanta del ‘900, tra formazioni politiche di sinistra e di destra costituisce un fenomeno storico “caldo”, controverso, complesso, caratterizzato da eccessi di violenza - e da morti - sia da una parte, che dall’altra. È all’interno di quel contesto che va collocata la vicenda di Sergio Ramelli, la cui uccisione, senza dubbio da condannare, è parte di una fase della storia della nostra repubblica che va studiata seriamente, a partire dalla stagione dello stragismo, inequivocabilmente di matrice neofascista, premessa imprescindibile all’escalation di violenza di quegli anni e le cui trame sono ancora e in gran parte oscure. Decontestualizzare i singoli episodi per farne occasione di rivalsa, di rivincita, di denigrazione e delegittimazioni degli avversari politici di ieri e di oggi è un’operazione scorretta che non possiamo in alcun modo avallare. Non è certamente questo il modo per giungere a quella pacificazione, a quella conciliazione che si dice di voler perseguire. Al contrario questo modo di agire delle forze politiche di destra, mosso esclusivamente dall’ossessione della rivincita, non può che accentuare le divisioni, esasperando gli animi e le tensioni.

Chiediamo che si lasci la scuola fuori da queste operazioni di uso politico della storia.
Invitiamo, quindi, le scuole veronesi a restituire al mittente il libro, dono strumentale dell’amministrazione comunale.
La scuola pubblica è e deve restare un luogo di educazione e di confronto culturale libero e democratico, ma avendo sempre come bussola del proprio agire la Costituzione, nata dalla Resistenza e dal rifiuto di ogni forma di fascismo, vecchio o nuovo che sia.
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