Il senatore leghista Simone Pillon spalanca le porte del Senato a Silvana De Mari e a Maria Rachele Ruoi



È il senatorie leghista Simone Pillon ad aver aperto le porte del Senato alla sua amica Silvana De mari, accompagnata da Costanza Miriano, dal capogruppo leghista Massimiliano Romeo e della fondamentalista Maria Rachele Ruiu a rappresentanza della lobby di Massimo Gandolfini.
E se c'è da provare vergogna davanti ad un governo che promuove personaggi così surreali e ferocemente omofobi, ancor più surreale è come Pillon abbia organizzato quella carnevalata al fine di cercare di usare la storia di Aldfie Evans in vista delle europee. Com'è noto, il senatore leghista voleva rapire il neonato al fine si infliggergli atroci sofferenze sino a quando il suo sistema nervosi non avesse finito di corrodersi.
Se persino ai cani viene garantita una morte più dignitosa, lui è tutto tronfio nel rivendicare che la sofferenza del bambino era a lui gradita in virtù di come lui si rifiuti di dare accoglienza ai bambini migranti che potrebbero avere un futuro perché lui preferisce infliggere terribili agonie a chi è inesorabilmente destinato alla morte. Una realtà che lui pare negare dato che ancor oggi spergiura su Dio che sarebbe bastato trasportarlo al bambina Gesù di Roma per «salvargli la vita». A meno che Pillon non fosse a conoscenza di cure sconosciute ai migliori medici mondiali, la sua tesi si contra con quanto sostenuto anche dagli stessi medici dell'ospedale vaticano.

Se i medici londinesi hanno deciso di lasciar morire il povero Alfie Evans in nome del suo supremo interesse, è la fondamentalista Maria Rachele Ruoi ad averli paragonati a nazisti da un'aula istituzionale come quella. Il tutto con una retorica abbastanza imbarazzante se si considera che a voler parlare di «valore della vita» sia una donna pronta a sostenere che l'orientamento sessuale sarebbe fonte di supremazia. Eppure lei ha sbraitato: «Perché il problema, il quid, a mio avviso, è sì che Tom e Kate non volevano staccare la spina ad Alfie, ma anche e soprattutto che ci sono tantissimi genitori che, invece, imbevuti della cultura dello scarto decidono di far uccidere i figli, perché la loro vita è stata diagnosticata “inutile”, perché la vita dei loro figli, gli hanno giurato, non vale la pena. E chi decide se vale? Quali sono le categorie per cui una vita vale? Per qualcuno potrebbe essere una vita muta, qualcun altro una vita monca, o una vita in sedie a rotelle, o su un letto, o una vita cieca, o cosa? Mi pare che già nel secolo scorso qualcuno ha deciso quali fossero queste categorie. Ed è finita molto male».
Ed è così che la tutela della vita di un minore malato viene spacciata per «un'esecuzione» da parte della fondamentalista. Non si parla della realtà, la si rigira ai propri fini per carcere di trarne profitto politico. Il tutto sostenendo che sarebbe sulla base di quella loro ideologia che bisognerebbe impedire ai malati ogni possibile scelta sul loro fine vita in virtù di quella che loro sostengono sarebbe una «deriva eutanasica» che «può essere fermata».
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