Secondo il libro di Salvini, tutte le donne d'Italia vorrebbero essere scopate da lui



Si è fatto fare un libro da una giornalista condiscendente e se lo è fatto stampare dalla casa editrice di un suo commensale dichiaratemene fascista. Stiamo parlando del libro di Matteo Salvini, l'imbonitore della Lega che a tempo perso ogni tanto fa il ministro.
Sedicente "difensore della famiglia tradizionale" che ha collezionato svariate donne sino a infilarsi tra le coperte di una ragazzina che ha la metà dei suoi anni, diceva di avercelo perennemente duro quando giurava di credere alla "Padania" e ne chiedeva la secessione raccontando che a lui l'Italia faceva schifo.

E sembra surreale che quello schifo sia l'incipit della sua autocelebrazione fatta libro.Nel capitolo iniziale, intitolato non certo modestamente "Un fenomeno chiamato Salvini", si legge:

 Il suo è il cognome più cuccato su Google in Italia: è l'uomo più desiderato dalle donne dello Stivale, anche, di nascosto, da quelle di sinistra, malgrado non abbia propriamente la faccia del latin lover. C'è chi pagherebbe oro per vederlo nella quotidianità della vita privata o solo per prenderci un caffè. Perché non è riuscito solo a portare il suo partito dalle misere percentuali di un tempo a quelle di una forza di Governo stabilizzata e solida, ma ha toccato il cuore della gente, con quella naturalezza che solo chi parla senza aver paura di niente può avere. E i suoi alleati maggiori, spesso e volentieri, sono stati proprio i suoi difetti: quel non aver peli sulla lingua che non sempre paga, ma che avvicina alle persone; quel su prevaricare, a volte, il pensiero altrui pur di far emergere la giustizia. Perché d'ingiustizie, nella vita, ne ha subite anche lui, sin da piccolo, quando racconta ironicamente che all'asilo gli rubavano il suo pupazzetto di Zorro.

Bhe, lui agli italiani ha rubato 49 milioni di euro e di pupazzetti ne potrà comprare a bizzeffe. Eppure sembra surreale i tono di idolatria con cui il ministro di auto-descrive attraverso un'immagine che non pare rendere giustizia a chi dice che i più poveri devono arrangiarsi, che i migranti non devono ambire ad avere una vita felice o che si fa come vuole lui perché «io me ne frego. Io tiro dritto. Ruspa!».
E non meno significativo è il ricorso all'uso della sessualità come mezzo per sostentare una presunta virilità basata su stereotipi di incredibile squallore, propinati come Umberto Bossi propinava il suo «la lega ce l'ha duro».

Qualora non siate troppo affranti dal racconto del bambinetto a cui rubavano il pupazzetto di Zorro, provate a guardare queste due immagini e a tentare di trovare delle differenze:

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